Promesse del calcio: primo blog italiano dedicato alle promesse del calcio

Mercoledì 17 Maggio 2017, pubblicata da Martina Carella
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Dietro le Quinte ha il piacere di presentare l'intervista fatta a Marco Fanuli, ideatore del blog Promesse del Calcio, primo blog italiano ad occuparsi esclusivamente delle giovani promesse del calcio. Buona lettura!

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Buon giorno direttore, come e quando nasce Promesse del Calcio?
Buongiorno a voi. Promesse del Calcio nasce nel gennaio 2014 un po’ per gioco, dopo oltre 3 anni di gestazione nella mia testa. In Italia ci sentiamo tutti competenti quando si parla di calcio ed è per questo che abbiamo deciso di metterci alla prova parlando di giovani calciatori, raccontando il calcio dalle sue fondamenta. Sicuramente un argomento ancora di “nicchia”, ma che negli ultimi 2-3 anni ha visto un forte interesse anche da parte dei media: parte del merito ce lo affibbiamo volentieri anche noi!

E'stato detto molte volte che le squadre italiane danno poca visibilità alle giovane promesse italiane, sostituendole con quelle straniere. Come risponde a questa affermazione? 
Forse è arrivato il tempo di inserire anche in Italia le “Seconde squadre” un po’ come avviene già nei maggiori campionati europei, in modo da far crescere i ragazzi all’interno della società di appartenenza, aiutandoli a migliorare anno dopo anno attraverso istruttori di livello e soprattutto con strutture di allenamento adeguate, valorizzando così il loro potenziale per facilitarne l’ingresso in Prima squadra. In questo modo diminuirebbe sensibilmente anche il rischio di perdersi per strada "retrocedendo"- in prestito - in campionati minori, senza aver mai avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore in un contesto sicuramente più stimolante. 

Lei crede che, oggettivamente, i giovani calciatori stranieri, siano superiori ai nostri?
No, nel modo più assoluto. Il problema non può essere ridotto esclusivamente ad un fattore geografico. Il vero problema, come accennato sopra, sono le strutture di allenamento inadeguate e la scarsa attenzione che le stesse società dimostrano nei confronti dei settori giovanili: quando c’è da risparmiare, il primo a risentirne è quasi sempre il vivaio, un settore che, al contrario, andrebbe sempre tutelato e sostenuto ad ogni costo, perché patrimonio delle società stessa, proprio come è solita fare da quasi un ventennio l’Atalanta (e i risultati si vedono). E poi parliamoci chiaro, la colpa è anche del tifoso, ormai abituato (forse viziato) ad attendere e sperare nel colpo di mercato straniero.

Secondo lei, qual è la spinta maggiore che porta i ragazzini ad iniziare a giocare a calcio?
In Italia, così come in molte altre parti del mondo, il calcio viene identificato come lo sport nazionale, quindi è anche il più seguito dai media. E’ sicuramente il più praticato nel nostro Paese per un fattore quasi genetico, una passione che viene tramandata di padre in figlio. Considerazione questa, che può essere fatta in molte parti del mondo. 

I top players di oggi, crede siano dei buoni esempi per i giovani?
Per come la vedo io, di top players al mondo ce ne sono davvero pochi e sono molto diversi tra loro. Se ci limitiamo a giudicare le loro prestazioni sportive, sfido chiunque a dire che gente come Ronaldo, Messi o Buffon non sono ottimi esempi per giovani calciatori o aspiranti tali. Altra cosa sono i loro comportamenti nel privato, non sempre condivisibili. Faccio un esempio noto. Io sono cresciuto col mito di Ronaldo (il Fenomeno). Non proprio una persona da prendere come esempio fuori dal campo, ma è innegabile che sia stato un calciatore fantastico, che ha cambiato il modo di vedere il calcio, fonte d’ispirazione per molti ragazzini che hanno praticato questo sport durante il suo periodo di attività: dopo il suo arrivo in Italia, chi non ha tentato almeno una volta di copiare il suo leggendario doppio passo (fino a quel momento una vera rarità nei campi da gioco)? Sicuramente un bene per i giovani, per il calcio moderno e per lo spettacolo.

I nostri piccoli bomber vengono "educati" in maniera diversa rispetto agli altri stati europei?   
La “scuola italiana” può avere dei pro e dei contro. E’ innegabile che le metodologie di allenamento possono risultare molto diverse tra loro perché figlie di filosofie differenti tra una nazione e l’altra. In Italia, storicamente, si è sempre data maggiore attenzione alla fase difensiva rispetto a quella offensiva e forse questo aspetto non fa altro che stimolare i nostri giovani bomber a cercare soluzioni d’attacco alternative e a finalizzare le poche occasioni che si presentano nell’arco di una partita. 

Per concludere l'intervista, lasci una chicca per chi segue Superscommesse.it 
Non ho ancora mai dato troppo spazio - ma è solo questione di tempo - ad un ragazzo che seguo ormai da tantissimo tempo, forse per paura di mettergli addosso un’ulteriore pressione mediatica: si chiama Davide Merola, è un attaccante classe 2000 e gioca nell’U17 dell'Inter e della Nazionale. Riassumo in breve le sue doti principali: scaltro, furbo, rapido e letale. Di lui e delle sue qualità si parla già tanto a livello giovanile, ma sono convinto che da qui ai prossimi 2-3 anni il suo nome sarà molto gettonato anche tra i professionisti.

A cura di Roberta Consorti
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