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"Sport Per Passione.it": un'illuminante analisi tecnico-sociale sul mondo dello Sport

Lunedì 20 Gennaio 2020, pubblicata da geilezeit
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 "Sport Per Passione.it" è un blog curato da Fabrizio D'Andrea, un appassionato che parla di tutte le discipline sportive: dal tennis al nuoto, dalla scherma allo sci. Il suo amore per lo sport è viscerale, integrale, non ci sono discipline di Serie B. Pubblichiamo oggi la Sua intervista, una brillante analisi di ciò che lo sport è in Italia e che suscita non poche riflessioni.

 

1- “Buongiorno direttore. Come e quando nasce “Sport Per Passione.it”?
Era una idea che coltivavo da tempo perché, nella mia ormai quasi venticinquennale carriera da giornalista, mi sono occupato per tanto tempo delle discipline più disparate (nuoto, tennis, sci, basket, rugby e pallavolo). Quattro anni fa, decisi di unire passione e professione dedicandomi a un progetto tutto mio, per raccontare i fatti e le emozioni che le prestazioni sportive suscitano in noi tutti, tifosi, appassionati, giornalisti e addetti ai lavori.Inizialmente, ho seguito gli eventi, nazionali e internazionali, che si svolgono nel nostro paese e poi sono riuscito ad allargare gli orizzonti portando Sport per Passione in giro per l’Europa a raccontare le manifestazioni più importanti come il “Sei Nazioni” di rugby, la Coppa del Mondo di sci, la Turkish Airlines Euroleague di basket (la Champions League del calcio per capirci) o la Cev di pallavolo.

2- “Ci presenti la Sua redazione. Da chi è composta?”
La redazione è in continua evoluzione, fermo restando che la gran parte del lavoro deve per forza caricare sulle mie spalle, Le posso dire che strada facendo ho trovato colleghi, amici, che hanno deciso di accompagnarmi in questo percorso che nel tempo continua a crescere (per fortuna) e a darci soddisfazioni, e che quindi ci permetterà di allargare i nostri orizzonti. Ringrazio Lei, quindi, che mi permette di fare un plauso pubblico a chi mi affianca, bravi colleghi come Luca Pisani, Simona Magliocco, Corrado Alunni, indispensabili per l’enorme lavoro che abbiamo tra la versione online e tutti i social. Ma voglio mandare un saluto ad altri che mi hanno accompagnato inizialmente come Giancarlo Pasquali, Marco Ceccarini e Caterina d’Andrea.

3- “Come è nata la passione per lo sport?”
Da giovanissimo. Ho sempre fatto sport a partire dal nuoto e poi il calcio (come tutti) il tennis e via via così ad allargare gli orizzonti con la montagna e il mare. Praticare una disciplina sportiva non è da consigliare (solo) perché fa bene alla salute o per le emozioni che riesce a dare, ma perché aiuta a crescere, ti spinge a lavorare per superare (fin dove è possibile) i propri limiti, e poi ti insegna ad accettare le sconfitte e a rispettare regole e avversari: non male direi.

4- “Ha uno sport del cuore?”
Ne ho tre sopra a tutti (nuoto, tennis e sci) e allo stesso livello, ma sono un inguaribile amante dello sport in genere e fare una classifica per me è quasi impossibile.

5- “Crede che sia più seguito il basket o il tennis in Italia?”
Bella domanda. Se fossimo stati negli anni ’70 e ’80 dello scorso secolo le avrei risposto che sarebbero stati alla pari: una volta avanti l’uno altre volte l’altro. L’ago della bilancia andava dalla parte dello sport che in un dato momento aveva più azzurri (o squadre italiane) vincenti.
Ma oggi è ben diverso. Ormai il tennis ha messo la freccia sul basket e su tantissimi altri sport. E’ nel podio assoluto sia per numero di praticanti che per appassionati che seguono i tornei e più specificatamente il circuito Atp Tour, i quattro Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open) e la Coppa Davis: torneo per squadre nazionali che attualmente è stato rivoluzionato, in peggio. Ma di questo in caso ne riparleremo un’altra volta.

6- “Perché, secondo Lei, alcuni sport sono seguiti soltanto in presenza di competizioni nazionali/internazionali e non nella loro quotidianità?"
Ah, questo è un tema molto delicato, brava Lei a prenderlo in considerazione. Dobbiamo escludere da questo discorso il calcio, che ormai non è più uno sport ma un fatto sociale orientato dal business: praticamente una miscela esplosiva. Per rispondere alla sua domanda, le cause sono diverse. In Italia, innanzitutto, manca quella profonda cultura sportiva che invece troviamo in tantissimi altri paesi. Quindi si segue la moda. Da noi ci si interessa solo se c’è un italiano che vince. Negli anni ’80 seguivamo l’atletica leggera perché avevamo due stelle come Sara Simeoni e Pietro Mennea. Nella prima metà degli anni novanta andava di moda la nazionale di pallavolo: la generazione di fenomeni guidata da Julio Velasco. La scherma, per fare un altro esempio, la guardiamo solo alle olimpiadi perché fa incetta di medaglie (e la nostra è da sempre una delle migliori scuole del mondo). Ora si parla anche di sport paraolimpico, ma solo perché abbiamo trovato una campionessa che è anche un personaggio: mi riferisco ovviamente a Bebe Vio, ma di tutto il resto di questo mondo la gran parte degli italiani (e dei media) non sa nulla. A tutto questo, aggiunga che la scuola e lo sport sono due realtà che non comunicano e che le istituzioni politiche, il Coni e le squadre sportive (ad ogni livello) viaggiano ognuno per conto proprio a seconda della convenienza del momento. Non c’è,quindi, quella visione unitaria che riscontro in Germania, Francia e Inghilterra, e nei paesi oltreoceano, tanto per fare qualche esempio. Tutto questo fa si che inevitabilmente si dia importanza solo a Mondiali e Olimpiadi, che però brillano di luce propria. E da questo discorso non mi sento di sollevare da responsabilità la nostra categoria (e quella dei media in generale) che tranne qualche rara eccezione (come noi di Sport per Passione) segue malvolentieri ciò che non è calcio.

7-“Il Suo blog non privilegia nessuno sport, si possono trovare news e aggiornamenti su qualsiasi disciplina. Una Sua previsione sulla Coppa del Mondo di Sci?"
E’ vero che cerchiamo di dare visibilità a tutti gli sport anche a quelli di nuova generazione come può essere il parkour o la OCR (la corsa ad ostacoli naturali ed artificiali) è la nostra cifra. Per quanto riguarda lo sci alpino, direi che in ambito maschile, dopo l’abbandono del cannibale austriaco Marcel Hirscher che ha lasciato il circo bianco dopo aver vinto la overall (la coppa del mondo generale) per otto (otto) anni di seguito, c’è un equilibrio che non si era mai visto. Il più papabile secondo me è il francese Alexis Pinturault, perché è il più completo e va forte in tutte le discipline: però ha degli avversari che non molleranno fino alle finali di marzo (quest’anno la stagione si concluderà a Cortina proprio perché il prossimo anno la perla delle Dolomiti ospiterà i Mondiali) come i novegesi Henrik Kristoffersen e Aleksander Kilde e il nostro fuoriclasse Dominik Paris. Per quanto riguarda le donne mi sento di affermare che l’americana Mikaela Shiffrin è avviata verso la vincita della Coppa per il quarto anno di seguito: è vero che quest’anno ha qualche passaggio a vuoto inaspettato (dovuto al fatto che ha vinto davvero tantissimo e che forse la preparazione estiva non è stata così perfetta perché questa è una stagione interlocutoria senza mondiali né olimpiadi) ma rimane una spanna sopra le altre: subito dietro di lei vedo comunque l’azzurra Federica Brignone che è arrivata nel pieno della sua maturità e va forte un po’ in tutte le discipline.

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