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"Never Ending Season", il blog dedicato a curiosità, storie e lifestyle del mondo del basket

Sabato 13 Giugno 2020, pubblicata da geilezeit
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Questa mattina, per la rubrica "Dietro le Quinte", abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Mecucci, giornalista e ideatore del blog "Never Ending Season". Il blog, nato dalla passione di Francesco per il basket, riporta tutto ciò che riguarda le curiosità, le storie e le news sul basket, con dettagli interessanti e consigli anche su libri, film e storie del mondo della palla a spicchi.

Lasciamo adesso la parola a Francesco.

 

Buongiorno direttore. Come e con quale scopo nasce la realtà di "Never Ending Season"?
"Never Ending Season" è un blog che nasce dalla mia idea di avere uno spazio in cui parlare di tutto ciò che ruota intorno al basket e di approfondire e promuovere l'importante ruolo che questo sport ha nella società contemporanea. Il basket non si ferma mai, è una stagione continua, senza fine. Ci accompagna nella nostra vita quotidiana. Anche durante l'emergenza Covid-19 si è trovato il modo di parlare di pallacanestro in ogni momento.

 

Come è nata la passione per questo sport?
Il basket è una costante della mia vita. Ho iniziato a praticarlo all'età di sette anni, era un periodo in cui genitori e zii mi portavano ogni domenica al palazzetto dello sport a vedere le partite. Ai tempi del liceo ho iniziato a seguire la NBA e ricordo che era proprio la stagione di "The Last Dance", l'ultima di Michael Jordan ai Chicago Bulls. In seguito ho giocato nei campionati regionali e amatoriali del Lazio e proprio grazie al basket ho iniziato a fare il giornalista. Quindi la palla a spicchi, in un modo o nell'altro, è sempre stata con me e spero che anche in futuro sia così.

 

Che genere di informazioni si possono trovare sul vostro sito?
Nel blog racconto le connessioni tra basket e cinema, musica, lifestyle, arte, design, cultura pop, letteratura, architettura, media, più qualche momento di storytelling. Ma il fine ultimo di "Never Ending Season" non è comunque lo storytelling. Ad esempio, ci sono rubriche sui playground, recensioni di libri e film a tema basket, curiosità, progetti e molto altro. Da qualche mese si sono aggiunti a me due collaboratori molto bravi, Chiara Mezzini e Davide Torelli.

 

A fine giugno 2021 si terrà il torneo preolimpico. Crede che la nazionale sarà pronta ad affrontarlo e a qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo, dopo tanti anni di assenza?
Al preolimpico sarà durissima, servirà un'impresa. Ci sono due grossi ostacoli: il primo è la natura stessa del torneo, che ha una durata molto breve e quindi non permette passi falsi; il secondo è diretta conseguenza del primo: l'Italia, se vuole andare a Tokyo, sarà costretta a battere la Serbia a Belgrado. Nella nazionale ho fiducia, credo che Sacchetti sia un coach bravo a tirare fuori il meglio dai giocatori senza stressarli. E in una partita secca tutto può succedere. Però molto dipenderà da chi sarà disponibile, soprattutto gli italiani che giocano in NBA. Ormai l'equilibrio di ogni competizione FIBA è strettamente legato a quali elementi una nazionale può di volta in volta inserire, oppure no, nel roster.

 

Lo scudetto quest’anno non è stato assegnato a causa della pandemia. A tal proposito, quali saranno le sfide da affrontare e da superare per far partire il campionato 2020/2021?
Attraversiamo, in tutti i settori della nostra vita, una fase eccezionale che finirà nei libri di storia. Quindi la priorità, e questo vale per ogni sport, è garantire la sicurezza delle persone in campo e fuori. Quindi, le società andranno agevolate dal punto di vista fiscale ed economico, perché molte erano già in sofferenza prima, figuriamoci adesso. Spero in ogni caso che si riesca a far partire la stagione 2020/2021, fosse anche con uno o due mesi di ritardo e con tutte le precauzioni necessarie, ma che si giochi.

 

In un paese come il nostro, dove il calcio è lo sport predominante, cosa crede si possa fare o si sia fatto per rendere il basket più popolare anche in Italia?
In Italia il basket è già popolare, ma molti ormai seguono più la NBA che il nostro campionato. Giustamente, aggiungo, perché la NBA è un prodotto pazzesco, riconoscibile, innovativo, globale, è la lega sportiva che fa il miglior marketing al mondo e non è un caso che l'EuroLeague la stia emulando. La nostra LBA (Serie A) dovrebbe saper proporre un prodotto di qualità, condiviso, appetibile dal vivo, in tv e sul web, in grado di ricreare quel forte legame tra pubblico, città e club che è esistito almeno fino a tutti gli anni '90. Stesso discorso anche per la serie A2 e la B, grandi serbatoi di passione. Questo per quanto riguarda le leghe. In Federazione, invece, mi piacerebbe che diventasse presidente un ex giocatore o giocatrice di spicco, una figura rispettata da tutti, come hanno fatto in Serbia con Danilovic. Al vertice della FIP vedrei bene Gigi Datome, quando avrà concluso la carriera sul parquet. Insomma più basket e meno politica: incentiviamo uno spirito giovane e lasciamo fluire idee nuove. Infine, vorrei molti più playground in tutte le città d'Italia.

 

Il 31 luglio finalmente il via all’NBA, che riprenderà ad Orlando. Quali crede saranno le maggiori difficoltà da dover affrontare dopo il periodo di stop?
Quella di Disney World è un'operazione senza precedenti, connaturata al momento in cui viviamo, che assomiglia al preludio del finale di un "disaster movie" all'americana. Al di là degli interessi economici, trovo affascinante che un'idea del genere si concretizzi negli Stati Uniti, con la NBA e in un luogo in cui, per tanti bambini e non solo, i sogni e la fantasia diventano realtà. Per quanto riguarda il basket giocato, sarà una specie di torneo di due mesi in cui sarà avvantaggiata la squadra più capace a ricostruirsi una condizione agonistica migliore delle altre, per affrontare partite che, per forza di cose, saranno molto diverse da ciò a cui eravamo abituati. Difficile fare pronostici, potrebbero esserci sorprese per quanto riguarda i candidati alla vittoria dell'anello. Così come sarà difficile programmare la stagione 2020/2021: l'avvio a dicembre non mi piace, ma se non fosse possibile fare altrimenti, che almeno sia più breve (come nel 1999 e nel 2012, gli anni del lockout) in modo da finire a giugno 2021 e ripristinare il tradizionale calendario. Coronavirus permettendo, ovviamente.

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