Info Azionariato Popolare Calcio: "Il blog del tifoso attivo"

Martedì 6 Febbraio 2018, pubblicata da Martina Carella
Immagine Info Azionariato Popolare Calcio:

Dietro Le Quinte ha il piacere di presentare l'intervista a Stefano Pagnozzi, direttore responsabile del blog Info Azionariato Popolare Calcio, che nasce con la mission di analizzare l'impatto delle esperienze di "Supporters' Trust" sui club di calcio professionistici e dilettantistici, italiani ed europei. Con Stefano abbiamo parlato del suo lavoro, del blog e di alcune vicende in casa Inter, che stanno attirando l'attenzione di alcuni giornalisti e soprattutto dei tifosi. Abbiamo poi concluso con un pronostico di Serie A che riguarda sempre i nerazzurri, impegnati nella loro corsa personale verso il terzo posto e la qualificazione alla Champions League. Buona lettura.

Come e quando nasce il blog "Info Azionariato Popolare Calcio"?
Il blog nasce alla fine del 2011 per approfondire e divulgare le mie personali ricerche sul tema del coinvolgimento attivo dei tifosi nella governance dei club di calcio. Un tema declinato in questi anni nei suoi molteplici aspetti attraverso la mia esperienza diretta in Italia, partendo dai risultati della mia tesi per la Laurea Specialistica in Finanza, presso l'Università degli studi 'Roma Tre',dedicata all'analisi del fenomeno dell'azionariato popolare e delle forme affini sviluppate in Europa. Dal sono dal 2012 associato di MyRoma, AS Roma Supporters Trust, e collaboratore dell'associazione di coordinamento nazionale dei Supporters' Trust italiani, Supporters in Campo, realtà che mi hanno permesso di confrontarmi con le diverse anime del movimento nel nostro Paese che si propone di fare un passo in avanti nelle relazioni con il proprio club e avere maggiore voce su come viene gestito. Un percorso che mi ha portato a partecipare a due progetti europei dedicati alla promozione e all'incentivo della partecipazione attiva dei tifosi nei club di riferimento, Improving Football Governance through SupporterInvolvement and Community Ownership 2012-2014 e ''Clubs and supporters for better governance in football'' 2016-17, realizzati nell'ambito della cooperazione internazionale della Comunità europea assieme alla UEFA. Esperienze che mi hanno permesso di conoscere i protagonisti e di raccogliere molte delle storie provenienti dall'estero, Inghilterra e Germania principalmente, dove a diversi livelli il fenomeno della partecipazione attiva è particolarmente strutturato, ma sopratutto dall'Italia dove da anni osservo da vicino le prime esperienze dirette delle nostre tifoserie. E' uno spazio di dibattito e una grande raccolta di iniziative, approfondimenti e storie, spesso ignorate dai media mainstream, che mettono in evidenza il ruolo centrale del tifoso nel supporto dentro e fuori lo stadio alla propria società.

Come nasce invece la sua passione per calcio?
Probabilmente dalle centinaia di partitelle con gli amici nei posti più improbabili fino a rimanere folgorato dall'atmosfera che vedevo nello stadio, mi colpiva vedere tutta quella gente in festa e piano piano sono rimasto contagiato da quella passione. Le partite erano un momento di aggregazione e amicizia, ora le cose sono un po' cambiate, purtroppo in peggio. Il blog nasce proprio con lo scopo di evidenziare che si può guardare al futuro preservando storia e tradizione, che non necessariamente devono essere messe in contrapposizione, ma avanzare assieme se si riesce a sviluppare una cooperazione costruttiva tra club e tifosi.

Il tema centrale del blog è il "tifoso attivo": come e quanto influisce la tifoseria sulle decisioni di una dirigenza sportiva? E sulle prestazioni della squadra?
In giro per l'Europa è pieno di ottimi esempi di come club gestiti costruendo relazioni positive con la tifoseria possano risultare attrattivi e seguiti a prescindere anche dai risultati, quando mi capita faccio sempre l'esempio dello Schalke 04, anni di campionati anonimi ma sono in 60.000 fissi allo stadio, pazzesco. In Germania per molti club è la normalità perché ciò è garantito dalla regola del 50% + 1 dove associazioni di tifosi formalmente riconosciute e regolamentate(denominate eingetragener Verein) decidono attraverso l'assemblea le linee guida del club detenendo la maggioranza dei diritti di voto in assemblea. Secondo le regole della DFL le società calcistiche non possono iscriversi e giocare in Bundesliga se gli investitori commerciali privati hanno più del 49% delle azioni. L'interesse e il punto di vista che prevale sono così fisiologicamente quelli dei tifosi, con tutta una serie di benefici che si porta con sé in termini di partecipazione. Anche lì non mancano i problemi di ordine pubblico ma i club dal punto di vista economico e sportivo funzionano bene. Avere un seguito costante permette al club di sviluppare le proprie potenzialità commerciali, lo rende solido nel tempo, permettendogli spazi di programmazione pluriennale sostenibile, e lo libera dal vincolo della dipendenza da un soggetto il cui interesse potrebbe divergere da quello della base. Implicitamente la regola spinge a cercare di generare risorse internamente e quindi a fare passi secondo le proprie possibilità, se si vuole crescere la leva principale è aumentare il coinvolgimento del territorio o eccellere nella produzione di giovani talenti, niente miliardi che piovono da cielo di sceicchi e multinazionali. Il tifoso dovrebbe essere al centro delle attenzioni delle strategie societarie, vedere stadi vuoti per metà è desolante e è il seguito del pubblico che da forza ad un club, anche e sopratutto fuori dal campo. In Italia si sta cercando di riportare più gente allo stadio spesso però puntando su iniziative puramente commerciali, perdendo di vista la realtà dei fatti: il calcio, tranne rare eccezioni, non può essere gestito come una semplice azienda, deve tornare ad appassionare le persone e operare nel cuore delle comunità locali. I tifosi rappresentato indubbiamente uno stimolo maggiore per la squadra, ma è anche nella definizione dei tratti del club che possono dare un importante apporto, finora rimasto inespresso. Più seguito vuol dire maggiore potere contrattuale del club che si può concretizzare in un maggiore margine di investimento, l'equazione è tanto semplice quanto ignorata, purtroppo.

Che genere di iniziative dovrebbero attuare i club di Serie A per coinvolgere attivamente il tifoso?
Nella mia esperienza ho avuto modo di vedere diverse forme di intervento, sicuramente un primo passaggio da compiere è quello di restituire la dignità alla figura del tifoso, svilita in questi anni e riconoscergli un ruolo di interlocutore serio, ovviamente seguendo un percorso più o meno formale e facendo riferimento a realtà credibili del mondo delle tifoserie. Coinvolgerli nelle decisioni più rilevanti che vengono prese all'interno del club, informarli costantemente sullo stato di salute della società e ascoltare i suggerimenti di chi vive direttamente l'esperienza di essere tifoso. Sono molte le vie perseguibili per riaccendere l'interesse, e contemporaneamente sopperire all'assenza di risorse che stringe i club medio-piccoli, attraverso il dialogo aperto e schietto per confrontarsi tracciando un percorso condiviso e, se ci sono i presupposti, accoglierli nella società. Quest'ultimo passaggio però necessità di uno studio accurato e di un supporto, anche legislativo, per poter essere sviluppato efficacemente. In questo solco si inserisce l'attività dei Supporters' Trust, termine anglosassone che indica associazioni di tifosi regolate sul principio 'una testa, un voto', che si uniscono per dare forza alla voce della base del tifo e si propongono come soggetto rappresentativo pronto a fare la propria parte per la salvaguardia del club e la tutela della sua storia e tradizione. Deriva dall'esperienza nel Regno Unito che dai primi fenomeni isolati degli anni 90 ora conta quasi 200 associazioni che con diverso livello di coinvolgimento operano nelle comunità di riferimento. Si va dal gruppo di protesta alla presenza di rappresentanti dei tifosi nei consigli di amministrazione fino a club sotto il controllo completo dei tifosi. Dal 2014 hanno anche cominciato un percorso con le istituzioni governative influenzando le recenti riforme rivolte alla tutela dei tifosi. Difficile quindi trovare un modello unico, ogni realtà ha un contesto condizionato da fattori diversi, delle ottime relazioni si possono sviluppare anche senza un impegno economico concreto nei club, resta però importante l'obbiettivo finale di entrare formalmente nei processi decisionali. Per vedere qualche soluzione percorribile, ad esempio, basta osservare quanto stanno facendo in Inghilterra in questi ultimi anni in cui, grazie a nuove regole di fanengagement, ciascun club è tenuto ad incontrare periodicamente in meeting formali la base della tifoseria per discutere sui temi più rilevanti, ascoltare proposte e portare avanti progetti di solidarietà. E stiamo parlando della Premier League, il campionato più ricco del Mondo, bene, lì, nonostante il fiume di denaro che ricevono dalle TV, hanno deciso di ricostruire il legame con la base locale. Visto che spesso si cita il discutibile 'modello inglese', che applicato all'italiana ha anche fatto discreti danni, questa sarebbe una cosa utile da copiare, speriamo ci possano arrivare presto. Il tifoso in questo modo tornerebbe a sentirsi parte del proprio club e questo non può che incentivarlo ad essere anche maggiormente responsabile e a comprendere più da vicino le dinamiche che investono la propria società. Si riduce la possibilità di fenomeni di attrito pesante e in generale questo tipo di relazione positiva può solo che far guadagnare, anche in termini economici, entrambe le parti.

I colpi "non colpi" del mercato di riparazione e gli ennesimi risultati negativi dell'Inter stanno mettendo a dura prova la pazienza dei tifosi nerazzurri: la società deve guardarsi da un'imminente contestazione? 
L'Inter è un caso interessante, con il Milan e la Roma sono il banco di prova delle tanto osannate proprietà straniere nel calcio italiano che finora hanno combinato poco, speso forse troppo e, sopratutto, indebitato molto i club. Non è un caso che tutte e tre abbiamo avuto problemi con le regole del Fair Play Finanziario e che sia sistematicamente per loro vitale raggiungere le Champions League, e relativi premi, per non dover smantellare le rose. L'Inter era partita bene e ora con la frenata dell'ultimo mese è bastato poco a far affiorare l'attrito con la proprietà, è un segnale inequivocabile della distanza tra club e tifoso, una costante in generale di molti club professionistici italiani ma in questi è più accentuata. Moratti almeno era sempre li a soffrire con loro, di questi a stento si conoscono i volti. Una tifoseria che si presenta mediamente oltre con 50.000 persone allo stadio merita qualcosa di più.

Vogliamo concludere con un pronostico di Serie A: riusciranno i nerazzurri a raggiungere la qualificazione alla Champions League?
In tre squadre dalle rose pressocchè equivalenti per due posti, la statistica ci dice che le probabilità sono buone, e il calendario di Serie A è ancora molto lungo. Ci sarà sicuramente da divertirsi, però sono coinvolto sul personale quindi, diplomaticamente, spero che ce la faccia assieme alla mia squadra.

A cura di Giulio Ninni 

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