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Il Blog di Cinziainbici: il posto ideale per i ciclisti amanti della natura

Venerdì 25 Giugno 2021, pubblicata da Daniele Conti
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Per la rubrica di oggi di “Dietro le Quinte”, abbiamo con noi Cinzia Vecchi ed il suo Blog di Cinziainbici. Cinzia Vecchi è un’avvocatessa che ha deciso di aprire nel 2006 questo blog sulla sua più grande passione: quella delle bici. Scorrendo il suo sito, sentiremo parlare soprattutto delle randonnée, disciplina che sta avendo un successo piuttosto recente. Un modo di concepire le corse in bici più inclusivo e solidale, lontano dalla competizione e a contatto con la natura.

Ma lasciamo adesso la parola a Cinzia.

Buongiorno e grazie per aver accettato l'intervista. Come e quando nasce la realtà di “Blog di Cinziainbici”?

Il “blog di Cinziainbici” nasce a giugno 2016. Da circa un anno avevamo iniziato a partecipare alle randonnée e volevo provare a raccontare il mondo delle lunghe distanze, le emozioni che provavo pedalando, i luoghi attraversati e gli incontri con gli altri randonneur.

Così, all’indomani, della mia partecipazione al “Randogiro dell’Emilia” di 600 km mi sono risolta a dar vita al blog. Ho iniziato a pubblicare i racconti delle mie randonnée ma anche delle mie pedalate in appennino e delle camminate in montagne (perché accanto alla passione per la bici coltivo anche quella delle camminate).

 

Ci parli della redazione, chi lavora insieme a Lei?

In realtà la redazione è composta solo da me, infatti è un blog personale. Diciamo che attraverso di esso coltivo la mia terza grande passione: scrivere. Vorrei avere più tempo da dedicare al blog per potere scrivere più di quanto faccia ora, ma devo conciliare il tutto con la mia professione. Nella vita di tutti i giorni esercito la professione di Avvocato che è piuttosto impegnativa, per cui curo il blog nel poco tempo libero che mi rimane.

 

Come è nata la passione per il mondo delle bici?

E’ nata circa venti anni fa, assolutamente per caso. Il medico mi consigliò di praticare un po’ di sport, allora pensai alla bicicletta dato che le grandi competizioni come il Tour de France o il Giro d’Italia mi avevano sempre appasionato. Così acquistai la mia prima bici da corsa. Sono bastate un paio di uscite di pochi chilometri per farmi appassionare. Da lì ho comiciato a frequentare una squadra amatoriale, a partecipare alle granfondo e, infine, a passare alle randonnée. L’agonismo non è mai stato nelle mie corde, preferisco trascorrere ore in bici godendomi i luoghi che attraverso, i paesaggi e andare alla scoperta di nuove strade. Pedalo sempre con una piccola macchina fotografica per conservare memoria di ogni giro che faccio. Poi dalle granfondo son passata alle randonnée.

 

I lettori che tipo di informazioni possono leggere sul sito “Cinzia in Bici”?

I lettori possono trovare i racconti e le descrizioni dei percorsi randonnée a cui partecipo, la descrizione dei giri sull’appennino toscoemiliano, oppure dei giri fuori regione o anche dei piccoli viaggi di alcuni giorni che a volte intraprendo in bici e, infine, delle escursioni in montagna. E’ mia abitudine inserire sempre i link che rimandano alle tracce dei percorsi per dare un’idea delle strade che ho percorso, del dislivello e del tipo di impegno richiesto per affrontare un dato percorso.

 

Quale rubrica/sezione presente sul sito è più seguita dai lettori?

Le visualizzazioni maggiori sono relative ai post che descrivono le salite dell’appennino tosco emiliano. La cosa mi fa molto piacere perché in questo modo, nel mio piccolo, contribuisco a far conoscere il territorio montano della mia regione che presenta, sia per chi pratica la bici che le escursioni a piedi, dei percorsi particolarmente belli e suggestivi. E, poi, un’altra serie di post molto letti sono quelli che riguardano le tre randonnée over 100 km a cui ho partecipato negli scorsi anni: la 1001 Miglia d’Italia, la Sicilia No Stop e la Parigi Brest Parigi. Si tratta di piccole-grandi imprese che suscitano sempre curiosità e interesse.

 

Qual è stata la più bella esperienza su due ruote che ricorda?

E’ difficile indicarne solo una. Sicuramente la Parigi Brest Parigi, a cui ho partecipato nel 2019, mi rimarrà sempre nel cuore: un percorso di 1200 km da portare  a termine in 90 ore. Questa manifestazione è l’olimpiade dei randonneur che, ogni quattro anni, si danno appuntamento in Francia. Ho incontrato ciclisti provenienti da ogni parte del mondo con le tipologie di biciclette più disparate; e, poi, l’accoglienza unica dei bretoni: ogni paese attraversato era una festa, tutti in strada ad incitarci, ad offrire bevande e cibo. E questo anche durante la notte.
L’Italia era rappresentata da oltre 300 randonneur, abbiamo pedalato con le nostre inconfondibili maglie tricolori ed ovunque passassimo si sentiva gridare: “ allez l’Italie!”. E, infine, la gioia di avere condiviso il percorso con i miei amici e avere raggiunto il traguardo ampiamente entro il tempo massimo. Alla fine di questa avventura mi son detta che farò in modo di essere alla partenza anche della Parigi Brest Parigi edizione 2023.

 

Concluderei parlando delle randonnée. Ci può spiegare cosa sono e cosa rappresentano per Lei?  

Le randonnée non sono gare ma brevetti ciclistici su distanze di chilometraggio superiore a 200km. E’ una disciplina che nasce in Francia agli inizi del ‘900 quando l’Audax Club Parisienne ne definisce le regole. I brevetti standard si svolgono sulle distanze rispettivamente di 200 km (tempo massimo di percorrenza 13,30 h.), 300 km (20,00 h.), 400 km (27,00 h.)  e 600 km (40 h.).  Vi sono, poi, brevetti over 1.000 km, il più famoso dei quali è la Parigi - Brest - Parigi: 1.200 km per 12.000 d+. E’ una sorta di “olimpiade” dei randonneur che si tiene ogni quattro anni e dove si danno appuntamento migliaia di ciclisti da tutto il mondo (6.000 e oltre partecipanti).
Lo spirito randonnee può essere sintetizzato da questo motto: “Né forte né piano ma sempre lontano”. Insomma la giusta velocità che permette di coprire lunghe distanze ma, allo stesso tempo, di conoscere i luoghi attraversati, di sostare per scattare una fotografia, di conoscere i tuoi compagni di viaggio.
Mi sono avvicinata alle randonnée perchè ho sempre prediletto un modo di praticare il ciclismo al di fuori dell’agonismo. E nelle randonnée ho trovato la giusta dimensione. Qui si prescinde dalle classifiche, non ci sono un primo e un ultimo classificato, non vengono attribuiti premi se non una stretta di mano, o una pacca sulla spalla e i complimenti per avere portato a termine il percorso. Insomma un modo di praticare ciclismo più tranquillo ed umano. Preciso che si pedala sempre in autonomia, non si può ricorrere ad aiuti esterni (tipo auto di appoggio) e questo contribuisce a sostenersi reciprocamente; in caso di difficoltà c’è sempre un randonneur pronto ad aiutarti.
Nel mondo delle randonnée è conosciuto tante persone con le quali sono nati rapporti di amicizia speciali, legami saldati dal trascorrere insieme tante ore e, a volte, anche interi giorni.
Ecco tutto questo mi ha portato a praticare le randonnée.

 

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