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Fabio Caressa: Gli angeli non vanno mai in fuorigioco

Giovedì 21 Febbraio 2013, pubblicata da francesco mattei
Immagine Fabio Caressa insieme al nostro Francesco | fabio_caressa_insieme_al_nostro_francesco.jpeg - 3176

Roma - Non tutti lo sapranno ma Fabio Caressa, il noto telecronista Sky, la voce che ha annunciato la vittoria dell'Italia al Mondiale 2006, è anche uno scrittore. La sua seconda fatica, intitolata "Gli angelli non vanno mai in fuorigioco", partecipa al premio letterario città di Rieti, città dove lo stesso Caressa ha illustrato il suo nuovo lavoro.
Superscommesse c'era e vi vuole raccontare quello che è stato un incontro interessantissimo con un grande intenditore di calcio. Venerdì 15 febbraio è stato organizzato questo evento in cui Fabio ha potuto illustrare i temi del suo libro e rispondere alle domande della giuria e dei tanti ospiti.
Presentatore d'eccezione è stato Stefano Meloccaro, suo collega a Sky.

Sport come fine e non come mezzo

Il libro, come lo stesso Caressa sottolinea sin dall'inizio del suo intervento, vuole riconciliare il mondo del calcio con la cultura e l'educazione allo sport.
La riflessione parte dall'assunto secondo cui c'è un forte legame tra lo sport e la società della nazione che lo produce. Il calcio italiano, così difensivista, riflette la storia del nostro paese, sempre costretto a difendersi dalle invasioni di altri popoli, così come quello inglese amante dei lanci lunghi  rifilette la storia di una Gran Bretagna da sempre costretta a scavalcare la manica per "farsi sentire". E che dire del football  e del baseball americani, l'uno teso alla conquista di territorio e l'altro alla difesa della base, proprio come la lotta centimentro dopo centimetro del popolo Usa per avere una propria identità.

Era meglio ai miei tempi...No non è vero!

Un aspetto su cui Fabio Caressa insiste molto è quello del falso mito secondo cui il passato è sempre visto in qualche modo migliore del presente: "Se voi pensate ad esempio allo scandalo scommesse che sembrava dovesse sconquassare il calcio italiano, si c'è stata una squalifica di Conte, qualche squadra ha preso qualche punto di penalizzazione ma lo scaldalo delle scommesse degli anni '80 fu molto peggio. Ci furono squadre che finirono in Serie B, ci furono certezze di partite vendute, ci furono giocatori condannati.
Ecco per esempio, ora tutti attaccano le scommesse ma non è che in questo e negli altri paesi quando erano vietate le scommesse non si scommetteva, si scommetteva al Totonero lo sappiamo tutti e questo comportava tutta una serie di polemiche quindi il problema non è mai pensare di dover tornare indietro ma è anzi pensare di dover andare avanti e cercare di risolvere ancora meglio i problemi che i nuovi mezzi di informazione e le nuove concezioni mentali possono portare. Bisogna sempre fare un passo avanti, guardarsi indietro è importante soprattutto se si accettano gli errori che si sono fatti per cercare di migliorare
".

Di cosa parla il libro?

"Gli angeli non vanno mai in fuorigioco" ripercorre il calcio italiano dagli anni 70' agli anni '90, dalla Lazio di Chianglia al Milan di Sacchi, esempi vincenti ma estremamente contrapposti sia calcisticamente che culturalmente. Il filo conduttore sono i racconti dei giocatori, gli aneddoti, o come dice lo stesso Caressa, le leggende da spogliatoio tramandate negli anni. Un piccolo esmpio riguarda Arrigo Sacchi: nel libro Fabio riporta una barzelletta sul tecnico di Fusignano ai tempi di quel Milan: "Alla fine del libro racconto una barzelletta che mi aveva raccontato uno dei suoi giocatori, non dirò mai chi è perchè sennò lo va a cercare ancora oggi. Arrigo mi fece una telefonata imbestialito per quella barzelletta e io gli spiegai che non è che potevo dire solo che Arrigo Sacchi era un genio, colui che mi ha illuminato nel calcio ecc. Una cosetta la dovevo pure mettere no?"

Arrivano le domande del pubblico...

Cosa pensa della lettera di Baggio a San Remo?
Trovo che la lettera di Baggio sia stata un messagio molto importante, molto apprezzato, un filo retorico quello si, anche perchè poi bisogna anche dare continuità a quello che si dice. Lui aveva un ruolo importante in federazione e se n'è andato senza cambiare niente, senza lasciare un segno. Le lettere vanno bene ma poi quando ti danno la possibilità di agire devi agire. Ecco lì sono rimasto un po' deluso, forse non gli hanno fatto fare niente, certo che oltre che a San Remo poteva girare un po' di scuole in più. Forse deriva dalla sua timidezza, certo Baggio resta un simbolo del calcio pulito, del calcio bello, non è mai stato implicato in niente, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, una persona retta e questa è la cosa più importante.

Perchè nel calcio c'è tanta violenza, ad esempio negli stadi, e nel rugby no?

Secondo me nel rugby c'è tanta retorica. La violenza non c'è perchè ci va poca gente a vederlo. Il rugby lo seguo da tanti anni ed è uno sport fantastico. Se hai fatto caso da quando non ci sono più i test match ma si assegna il titolo di campione del mondo sono aumentate anche le polemiche, ci sono stati problemi di violenza in Nuova Zelanda, problemi in Australia, in Inghilterra, problemi con gli arbitri ecc.
Ripeto, per me c'è un po' di retorica


Perchè quando una squadra perde una partita l'allenatore già rischia il licenziamento?

Se si riferisce a Zeman signora, ne ha perse 11. Scherzi a parte, è un problema di responsabilità, innanzitutto parlare di licenziamenti su cifre che vanno dai 600 al milione e 400mila euro è un po' complicato. E poi c'è anche il fatto che l'allenatore è il responsabile,  anche nella mia azienda il direttore potrebbe essere l'allenatore della situazione e se la redazione non dà risultati anche il mio direttore probabilmente verrebbe mandato via.

Perchè le nostre squadre snobbano l'Europa League?

Bella domanda e grande mistero. Che poi se tu vedi durante l'anno vogliono tutte arrivare in Europa League perchè è il traguardo della stagione, poi ci arrivano e giocano come il Napoli, infatti Mazzarri si è imbestialito. Mi sembra che comunque le cose stiano un po' cambiando, va anche detto che l'Europa League in questo momento è una coppaccia, ha una struttura che è penalizzante, si gioca troppo, addirittura si fanno più partite della Champions. Comunque a breve credo che verrà cambiata. Resta l'atteggiamento sbagliato delle italiane che alcune pagano anche in campionato; come ti abitui a giocare col massimo della concentrazione così ti abitui a giocare col minimo della tensione e a perdere.

Il nodo Calciopoli...

Sicuramente nel calcio italiano in quel momento c'erano delle forti pressioni che arrivavano da più parti però è altrettanto vero che era stato creato un sistema di potere che in altre parti non era così ramificato. Per quanto riguarda Moggi, Luciano non ti poteva stare antipatico, era uno che capiva di pallone e che si sapeva muovere come altri si sono saputi muovere. Non entro nella questione che come sai è giuridica, io gli imputo solo una cosa, credo che si sia sentito così protetto in quel momento da vivere un grande delirio di onnipotenza arrivando a voler decidere tutto, dalle retrocessioni al mercato ecc, e ha pagato quello. Lui quindi non curava gli interessi solo della Juventus ma di tutta una serie di cose che andavano oltre la juventinità.

Arriva il nostro momento..

Ciao Fabio, cosa pensi del codice etico di Prandelli e quanta coerenza c'è in esso?
Il codice etico è una cosa alla quale lui tiene molto e quindi per questo è già una cosa positiva. Se poi tu mi dici per il codice etico Pirlo impazzisce e fa una cosa e non lo portiamo ai mondiali io ti dico che lo portiamo lo stesso. Però è già un segnale secondo me importante e i giocatori ci fanno attenzione, quelli in nazionale specialmente.
Se vogliamo dire una cosa che si dice anche se in maniera ufficiosa, Cassano è fuori dalla nazionale per il codice etico, sembra per un fatto accaduto agli ultimi Europei. Inoltre credo che sia stato proprio il codice etico a portare il gruppo alla finale di Euro 2012 quindi ben oltre le proprie capacità. Per finire ti dico che anche Lippi aveva un forte codice etico che magari non era anche morale come quello di Prandelli però alcune cose erano fondamentali. Il gruppo era fondamentale e infatti Lippi non portò Cassano e Balotelli nel 2010 proprio perchè non rientravano nel suo codice. I grandi allenatori hanno sempre un codice etico e un grande allenatore il codice etico lo applica lui, non lo chiede alla società.


E poi, quanti addetti ai lavori cercano di portare, come stai facendo tu con questo libro, un po' di cultura ed educazione nel mondo del calcio?
E' un problema culturale, noi siamo abbastanza fortunati nel senso che io lavoro in una redazione di medio alto livello, proprio come preparazione culturale specifica personale intendo. Non sempre può essere così, ad esempio ci sono delle cose che io reputo sbagliate. Se c'è uno striscione nel derby Juventus - Torino contro Superga e tu lo fai vedere, ne parli sui giornali, tu hai fatto il gioco di quello che l'ha messo. Non è che tutto deve essere una notizia, quella non è una notizia. Quindi se noi evitassimo di inquadrare le botte, gli striscioni e non ne parlassimo non avrebbero motivo per metterli.

E perchè non succede?
Perchè ogni tanto c'è questo equivoco nel voler dare la notizia per primo e invece avere rispetto per quaello che sei ossia un comunicatore sociale, questo non te lo devi mai dimenticare. Io personalmente ho vissuto l'esperienza molto forte del derby di Roma, quello sospeso. Io ero in telecronaca, vennero da me a dirmi "è morto un ragazzo l'ha ucciso la polizia" e noi ci rifiutammo di parlare di una cosa del genere. Se eri uno di quelli che pensavi di dover dare la notizia per primo, come fece qualcuno in qualche radio la dai e poi crei il disastro perchè quello era un inganno creato ad arte. Lì è la vera differenza tra chi capisce il suo ruolo di comunicatore oltre che di giornalista e chi invece non lo fa. Una differenza sempre più importante perchè quello che diciamo noi poi lo ripetono i bambini così come quello che fanno i calciatori lo imitano i bambini quindi dobbiamo tutti essere consapevoli che questo libro è una piccolissima missione che può portare un po' di cultura. Per farlo serve la forza personale di volerlo fare, avere il coraggio perchè ogni tanto non è facile, perchè molti ti vengono contro in queste cose, però quando torni a casa sei contento e soddisfatto.

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