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Diciannove anni e un amore che viaggia in sella: Pietro Fasola e il blog "Ruoteraggiecatena"

Mercoledì 22 Aprile 2020, pubblicata da geilezeit
Foto Diciannove anni e un amore che viaggia in sella: Pietro Fasola e il blog

Intervistiamo oggi Pietro Fasola, un ragazzo di diciannove anni con una grande passione: il ciclismo. Nonostante Pietro praticasse il rugby, fin da piccolo assisteva all'arrivo o alla partenza dei ciclisti del Giro di Lombardia. L'amore per le due ruote è stato l'artefice della creazione del suo blog "Ruoteraggiecatena": un angolo del web dedicato alle news, alle interviste e a originali rubriche su corridori, staff atletici e direttori sportivi. Sempre alla ricerca di un continuo perfezionamento del suo lavoro, Pietro ci parla di come nasce la sua passione, illustrandoci inoltre struttura e contenuti di "Ruoteraggiecatena".


Buongiorno Pietro. Come e quando nasce “Ruoteraggiecatena”?
Ruoteraggiecatena è nato precisamente il 9 marzo 2014, quando avevo 13 anni, pochi giorni dopo aver assistito al GP di Lugano. In quell’occasione, mi resi conto che mi sarebbe piaciuto creare un blog di ciclismo. Ho quindi creato un account Wordpress, senza saper usare la piattaforma. Poco alla volta,ho iniziato a cavarmela. Inizialmente, pubblicavo qualche foto e alcuni commenti alle corse, poi ho continuato pubblicando, con maggior successo, interviste a corridori, a massaggiatori e direttori sportivi, lanciando anche delle rubriche. Quella che ha avuto un maggior successo è stata “Appesa la bici al chiodo...NON se ne stanno in poltrona”: in essa riassumevo la carriera di alcuni ex professionisti e parlavo delle attività che hanno intrapreso.

Il sito è gestito interamente da te o hai un team redazionale a supporto?
Il sito lo gestisco interamente io. Non è facile pubblicare con frequenza contenuti innovativi e interessanti, ma ci provo. Sicuramente, dal 2014 ad oggi ho fatto dei progressi, il sito è migliorato così come i contenuti, ma si può sempre fare meglio.

Come è nata la tua passione per il ciclismo?
Da piccolo andavo a vedere la partenza o l’arrivo al Giro di Lombardia con mio papà qui a Como, dove abito. Sempre da piccolo, poi, ho incominciato a pedalare per divertimento su una MTB. Nell’estate 2011 mi è stata regalata la mia prima bici da corsa: era una Vicini rossa. Nei due anni successivi, dopo aver lasciato il rugby che ho praticato per qualche anno, ho gareggiato con il G.S Alzate Brianza nella categoria giovanissimi. Impegni scolastici, difficoltà logistiche e una struttura fisica più da rugbista che da ciclista mi hanno portato a coltivare la passione per il ciclismo in altro modo: tanti chilometri percorsi per puro piacere, numerose gare seguite dal vivo e la creazione di un blog dedicato a questo sport.

Quali sono i pezzi che attirano maggiormente l’attenzione dei lettori?
Da giugno 2019, dopo essere tornato da un programma di studio in Ghana, ho deciso di puntare sulla “qualità” piuttosto che sulla quantità. Blog di ciclismo ce ne sono davvero tanti, e pubblicare semplicemente notizie di attualità è banale, perché si trovano ovunque. Ho quindi optato per focalizzarmi su interviste o rubriche che danno maggior visibilità ai corridori e svelano dettagli interessanti: ho notato che anche i lettori di Ruoteraggiecatena le preferiscono, di gran lunga. Attualmente, mi sto dedicando a una rubrica in cui spiego come vari corridori stanno affrontando questo difficile periodo.

Chi è per te il più grande ciclista? E Perché?
Se si parla di ciclismo moderno, dico Vincenzo Nibali, un corridore unico, in grado di vincere sia nei Grandi Giri, facendo la differenza sulle grandi salite, che in gare meno adatte alle sue caratteristiche, come la Milano-Sanremo. Vincenzo è un grande professionista che dà il massimo in ogni gara a cui partecipa.

Credi che il ciclismo faccia parte di quegli sport oscurati dalla popolarità del calcio?
Forse sì, ma subisce la popolarità del calcio molto meno di altri sport. Il ciclismo è uno sport popolare che si svolge all’aperto e richiama sempre un gran numero di appassionati.

L’emergenza CoVid19 ha fermato anche la corsa a tappe dell’UAE Tour. E’ stato giusto decretare la vittoria di Adam Yates nonostante mancassero le ultime due tappe? Chi sarebbe stato il favorito della competizione, secondo te?
La decisione per me è stata giusta, perché in fin dei conti rimanevano solo due tappe per velocisti, che non avrebbero influito sulla classifica generale. Inoltre, allora non si aveva ancora un idea chiara di come si sarebbe evoluta la situazione.

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