UndiciContati: "Appunti di un terzino in cerca d'autore"

Lunedì 19 Febbraio 2018, pubblicata da Martina Carella
Immagine UndiciContati:

Dietro Le Quinte ha il piacere di presentare l'intervista a Sergio Sorce, "Novarese per nascita, narratore per gioco, terzino per vocazione"; Sergio è l'autore di UndiciContati, un blog che racconta l'essenza del calcio. Con Sergio abbiamo parlato della sua passione per il calcio moderno e dei cambiamenti che caratterizzano quello contemporaneo; abbiamo poi concluso l'intervista con un pronostico sulla Seria A. Buona lettura.

Buongiorno Sergio. Come e quando nasce il blog?
Nasce tre anni fa, dalla voglia di illuminare un mondo sommerso. Quello di chi la domenica mangia pasta in bianco al posto delle lasagne. Poi, vestito con un giaccone di due taglie più grandi, passa a prendere un compagno per andare a giocare nella nebbia di Ornavasso una partita di Prima Categoria di cui nessuno si ricorderà, a parte i due ragazzi, nel frattempo un po’ invecchiati. UndiciContati racconta il calcio dove girano un sacco di soldi dal punto di vista di quei due ragazzi.

Come nasce invece la sua passione per il calcio?
Nasce con me. Sono nato l'11 luglio 1981. Mentre compivo un anno Zoff alzava la Coppa del Mondo. Evidentemente era destino. Al colloquio di prima elementare, invece, la maestra mostrò a mia madre il mio quaderno. Per Natale ci chiesero di fare un disegno. Io ho ereditato una buona mano. Disegnai la capanna, Giuseppe, Maria, il bambino, il bue e l'asinello e la stella cometa. Il tocco di classe però furono i Re Magi, ritratti di spalle con la veste alzata appena sopra il sandali per mostrare i tacchetti. 

Quali notizie possiamo trovare in "Undici Contati"?
Nessuna notizia. Quelle le lascio a chi ha canali preferenziali. Il mio blog è un'evasione, il romantico tentativo di tornare all'essenza del gioco. Federico Dragogna, leader dei Ministri, parlando dei parchi di Milano ha scritto in un post: "Mi sembra di ricordare che quindici anni fa quando si giocava a calcio con gli zaini a far da palo e il tramonto a chiudere le partite, tutto dentro e attorno a me fosse più ragionevole. La malinconia c'era già ma non aveva oggetto. Era come un primo rudimentale accorgersi del tempo". Ecco, questa frase mi sembra sia il buon manifesto di UndiciContati.

Cosa cambieresti della Serie A, ammesso che volessi cambiare qualcosa?
Cominciamo col trattare i tifosi non più come clienti. Lo stadio di proprietà è un passo necessario, ma non basta. Io mi ispirerei al modello di associazionismo tedesco. Inoltre dividerei la fetta dei diritti Tv in parti uguali, prendendo esempio dal NBA americano. Così alzeremmo il livello medio. La Tv impone lo spezzatino? Benissimo, e allora deve garantire uno spettacolo medio gradevole e un campionato competitivo. A cosa serve avere una squadra lanciata verso il settimo scudetto di fila mentre il calendario di Serie A si riempie di Spal-Sassuolo e Benevento-Chievo? Con tutto il rispetto per le squadre di provincia. Introdurrei un tetto massimo di spesa e la luxury tax. Concetti per noi distanti anni luce.

Come definiresti il calcio di oggi? Più sport o più business?
Lo sport ai massimi livelli è business. Può non piacermi, ma questa è una deriva che non sarà certo UndiciContati ad arrestare. Il problema è come questo business viene gestito. Lo spettacolo medio della serie A è gradevole? Il nostro livello è competitivo? Quali sono i successi internazionali? Credo si debba fare qualche passo indietro. Siamo ai minimi storici per interesse e qualità e la FIGC è commissariata. Ma il business lo possono gestire uomini marketing e d'impresa. Non certo la classe dirigente che abbiamo avuto fino ad oggi. 

Il campionato italiano è ancora uno dei più affascinanti?
Mediamente è il più competitivo. E lo sarà sempre. Da noi niente è lasciato al caso. Però il presente ci sta dicendo che i top club europei sono superiori alle nostre big. E dobbiamo correre ai ripari perché la forbice si sta allargando ogni giorno di più.

Vogliamo concludere l'intervista con un pronostico sulla Serie A. Scudetto Napoli: sogno o realtà? 
Sogno, purtroppo. E dico purtroppo perché farebbe bene al movimento un pò di alternanza al titolo. Ma la Juventus ha due squadre, un'abitudine a vincere e un'organizzazione manageriale che le altre società si sognano. E' una spanna sopra a tutti in Italia e quando riconquisterà il primo posto non lo mollerà fino alla fine.

 

A cura di Giulio Ninni 

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