Storie in Fuorigioco: una finestra sulle storie meno conosciute del calcio

Lunedì 15 Febbraio 2016, pubblicata da Martina Carella
Roma – Oggi la rubrica Dietro le Quinte presenta un'interessante intervista a Simone Galeotti, ideatore del sito Storie in Fuorigioco, un portale capace di far risalire in superficie narrazioni e storie su un calcio nascosto, tutto da scoprire.

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Buongiorno Simone, come e quando nasce l'idea di Storie in Fuorigioco? Cosa ha spinto la nascita del sito?
"Storie in Fuorigioco nasce con la scusa di parlare di calcio, ma in realtà è un mezzo per parlare anche di altro. Una sorta di psicoterapeuta personale che mi metto a disposizione e a cui, in un’anamnesi quasi freudiana, provo a esternare interiorità volutamente fatte salire in superficie, sulle quali tento di far scorrere e rimbalzare un pallone, che non necessariamente dovrà finire in rete, nel senso che le cause dei vinti o degli sconfitti, come vogliamo chiamarli, alle volte mi intrigano più dei lustrini dei vincitori".

Il sito è molto semplice ma anche di grande impatto con le varie storie catalogate per nazione. In alto c'è anche la foto di un campo di calcio a 11 molto spartano. Questo stile minimale è stato scelto volutamente per rappresentare il sito in questo modo?
"Vero, analisi perfetta. Lo stadio in questione è il Cathkin Park di Glasgow, un impianto attualmente semiabbandonato dove per lustri ha giocato una delle formazioni scozzesi più antiche e famose ovvero i Redcoats del Third Lanark, un club purtroppo fallito con molti rimpianti e recriminazioni nel 1967. Questo perché credo occorra fare spazio alla sensibilità verso l’indefinibile, verso il sentimento teso a considerare il simulacro come elemento costitutivo di una certa bellezza, perché la storia non si cancella, anzi, i suoi resti rivendicano sempre il diritto, non del rudere, bensì quello di un diverso aspetto, di una differente sembianza, quindi della memoria. E allora ben venga il tepore e il minimalismo grafico; in fondo ciò può innescare un meccanismo che in un certo qual modo misura le tue capacità di cattura del lettore, senza ausilio di particolari fiocchettature. Insomma conta il contenuto, la sostanza, non il contorno".

Ho notato che i protagonisti del sito sono soprattutto personaggi e storie raramente al centro della ribalta. È difficile reperire informazioni su questi eventi? Quanto tempo occorre per compilare una storia?
"Dipende. In genere quando riesco a reperire le documentazioni e le informazioni necessarie alle mie esigenze, entro un paio di giorni la storia è pronta. Il fatto di scovare percorsi di piccoli club, o di personaggi secondari, addirittura terziari se mi accettate il termine improprio ma efficace, è un invito a scordarsi per un po’ le luci dei grandi palcoscenici, le lavagne dei massimi sistemi, assaporando vicende di angusti paesi e dei loro modesti pedatori, ai quali per affinità elettive, almeno personalmente per retroterra culturale mi sento maggiormente legato".

Qual è stata la storia o il campione preferito che ti ha appassionato di più raccontandola sul tuo sito?
"Qui sarò brevissimo. Non ho giocatori o squadre preferite né storie a cui tengo particolarmente. Certamente ci sono luoghi che mi intrigano più di altri, Gran Bretagna naturalmente, ma anche per esempio Austria, Olanda, e qualcosa del Sudamerica, oltre alla nostra Italia anche se di quest’ultima ho inserito solo qualche storia a me logisticamente vicina, perché se ritengo che se scrivi di Juve, Inter, o Milan si va troppo su una specie di “Mainstream” poco seducente da un mio, ripeto, stretto punto di vista".

Passiamo all'attualità, cosa ne pensi della Serie A? Segui un campionato estero tra Premier League, Liga e Bundesliga?
"Anni fa seguivo diversi tornei, e nelle mie possibilità quando potevo ho cercato di visitare città, e stadi assistendo a diverse partite. Adesso francamente il calcio attuale mi piace davvero poco, è un calcio in mano a oligarchie di potere, senza fascino e dove l’unica filosofia che conduce al successo e la concretezza intesa come introiti e immagine da esibire. Guardo quello che mi interessa ma purtroppo a mio avviso diventa più masochismo che divertimento. Do un’occhiata alla mia Fiorentina e poco oltre".

Si parlerà in futuro dell'impresa d'altri tempi che sta compiendo il Leicester di Claudio Ranieri? O l'attuale mondo attuale digitale tende a svilire storie simili rendendole troppo mediatiche?

"Leicester tutta la vita. Nel senso ontologico, dell’essere heideggeriano, di purificazione dai petrodollari. Le Foxes si sono salvate lo scorso anno lottando le ultime partite come disperati. Loro in Inghilterra hanno il cosiddetto “salary cap”, il monte ingaggi era basso anche perché appena promossi dalla Championship. Mi fa molto piacere soprattutto per un uomo come Claudio Ranieri che sembrava destinato all’oblio e alle terze pagine dei giornali. Invece lui ha intuito sin dalle prime amichevoli che c’era qualcosa di buono e mi sembra lo stia dimostrando ampiamente, facendo riscattare dei giocatori i cui nomi potevano tranquillamente essere inseriti nel campionato freccette dei pub anziché nel roster del Leicester e non se ne sarebbe accorto nessuno. Mi farebbe piacere capire come l’ha presa Sergio Pizzorno il leader dei Kasabian, che ironicamente o no, sosteneva che la sua squadra siccome è sempre stata spazzatura, non avrebbe tollerato il fatto se improvvisamente diventasse vincente".

Concludiamo con un pronostico, la corsa Champions è ancora molto aperta, qual è la tua favorita?
"Non credo troppo a particolari sorprese per quanto riguarda l'esito della vincente Champions League
. Se non si incroceranno fra loro per via dei sorteggi, penso che Real, Barca e Bayern raggiungeranno le semifinali con buona pace di Roma e Juventus, anche se quest'ultima rispetto a qualche mese fa ha decisamente accorciato le distanze dai bavaresi in fatto di pronostico. Apro un ideale via di speranza al Benfica che nel girone mi è piaciuto molto; potrebbe starci fra le 4 che si giocheranno l'accesso alla finale. Un saluto".

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