SergioTavcar.com: qui tutte le riflessioni dell'esperto di basket per eccellenza

Sabato 30 Aprile 2016, pubblicata da Martina Carella
ntervista Sergio Tavcar Intervista SergioTavcar.co
Oggi intervistiamo una figura poliedrica, Sergio Tavcar, che ci parla del suo SergioTavcar.com. e non solo: giornalista e telecronista sportivo triestino, noto nel mondo della palla a spicchi come telecronista di basket, nel 1991 ha vinto il "Microfono d'Oro" consegnato dall'Associazione internazionale giornalisti sportivi. Continua a seguirci su Superscommesse.it e scopri i tanti Pronostici relativi alla Serie A, i Risultati della Serie B e i Pronostici della Serie B!

Buongiorno Sergio, grazie p
Er aver accettato la nostra intervista. Si può dire che lei ha avuto una doppia carriera, come giornalista sportivo e come cestista nella squadra triestina, oltre ovviamente che come nuotatore. Torniamo alle origini: come è nata la sua passione per lo sport, e per il basket in particolare?

Devo purtroppo un tantino correggerla. Sono stato un atleta (sicuramente come cestista, come nuotatore ero più dotato, ma non ho mai superato il livello strettamente amatoriale) molto scarso, per cui mi sono molto presto dedicato all’insegnamento del basket, per cui la mia carriera, almeno per i primi 20 anni, si è svolta su binari paralleli giornalista-allenatore. E il fatto di essere nell’animo un “allenatore che per vivere ha dovuto fare il telecronista” mi ha aiutato, sicuramente, nel commentare in modo più consapevole cosa stesse succedendo in campo. Per quanto riguarda la mia passione per lo sport, è una cosa che ho ereditato da mio padre, uomo di cultura (Presidente del Teatro stabile sloveno di Trieste) e altrettanto appassionato di sport che da piccolo mi portava, di domenica, in giro per i campi amatoriali di calcio. Il basket mi è piaciuto da subito, proprio per gli elementi di grande intelligenza che questo gioco richiede.

Quando è nata l'esigenza di aprire un sito dedicato a lei? Chi ha avuto l'iniziativa? Quale tipo di contenuti le interessano di più?
La risposta è molto semplice. Avevo scritto un libro, e sia io che il mio giovane collega che mi ha aiutato nell’impresa (e che, appunto, in quanto più giovane padroneggia a dovere queste moderne diavolerie) abbiamo pensato fosse logico aprire un sito per promuovere il libro. Poi, cominciando a scrivere a tempo perso le mie riflessioni e avendo avuto un buon riscontro, ho continuato. Per puro divertimento, però. Ultimamente purtroppo il divertimento è un po' calato, perchè il sito è infestato da commenti a capocchia e da gente alla quale è inutile spiegare il proprio punto di vista, in quanto bisticcia per partito preso (ed è peggio che parlare ai sordi); se continuasse così, non scriverei più. Tuttavia penso che continuerò a scriverere, se non altro per dialogare con lo zoccolo duro di quelli che mi seguono, che mi apprezzano e che a loro volta commentano quanto da me scritto in modo sempre stimolante e interessante.

Ci spieghi quanto è seguito il basket in Italia: i fan di questo sport sono aumentati o diminuiti nel corso degli anni?
Penso sicuramente che, contrariamente a quanto noi più anziani pensiamo, il basket sia probabilmente più seguito oggi di quanto non lo fosse ai miei tempi quando, ricordiamo, dell’ NBA Americana non si sapeva nulla, mentre oggi soprattutto I giovanissimi sono bombardati dalle notizie che arrivano dal rutilante circo Americano; per cui, almeno da questo punto di vista, il basket è più popolare oggi con i suoi personaggi che stimolano la fantasia e la volontà di emulazione. In Italia il basket resiste nelle sue piazze storiche – a Trieste anni fa avevamo 2500 spettatori in B-2! – e fatica a sfondare in grandi città quali Genova, Torino, Firenze, Bari, Palermo, Napoli stessa (che pure una volta aveva una forte squadra e un’ottima tradizione) e Roma (che rischia di andare in Serie B); insomma il basket rimane un fenomeno diffuso a livello regionale (con roccaforti clamorose quali, appunto, Trieste, Treviso, Bologna, tutta la costa adriatica fra Marche e Abruzzi). Nulla di nuovo rispetto ai tempi che furono.

Le sue telecronache hanno calamitato per anni gli spettatori e gli ascoltatori verso il tennis, il basket e il nuoto; su SergioTavcar.com lei scrive che viene considerato un giornalista controcorrente. A suo parere, quali sono le sue peculiarità giornalistiche?
Ho sempre lavorato per un’emittente jugoslava, poi slovena, in lingua italiana, per cui in Italia nessuno poteva “perseguirmi”, mentre in Jugoslavia nessuno capiva quanto andavo dicendo, e dunque ho sempre potuto dire quanto pensavo senza dover ricorrere a locuzioni bizantine o a circonvoluzioni retoriche. In più come carattere sono uno estremamente diretto e sincero e odio parlare per metafore o sottintesi, e ancora: quando ho iniziato, in un’emittente piccola e oscura che ero convinto nessuno vedesse, ho subito deciso di parlare come mangiavo mandando in malora tutti gli schemi dei telecronisti “perfettini” che allora imperavano sull’emittente di Stato. La gente ha apprezzato, per cui non ho avuto mai la tentazione né la voglia di cambiare il mio stile.

Uno dei suoi aforismi più noti è: "Il basket è uno sport logico per gente intelligente: se non ci arrivi, lascia perdere". Sul campo di gioco, secondo lei, in cosa si concretizza la logica del basket?
Dovrei parlare al passato, in quanto nel basket odierno la componente atletica è diventata preponderante, ragion per la quale non mi interessa più ai livelli di quando ero più giovane, quando si giocava il basket come io pensavo si dovesse giocare. Fondamentalmente il basket è lo sport di squadra (assieme all’hockey su ghiaccio) nel quale le situazioni che un giocatore deve affrontare di momento in momento sono praticamente infinite e la sua reazione deve essere istantanea. E solo una persona intelligente è capace in ogni situazione, magari mai affrontata prima, di trovare in una frazione di secondo le soluzioni giuste. E, rispetto all’hockey su ghiaccio, il basket si svolge in tre dimensioni, compresa quella verticale, per cui le situazioni da elaborare sono molto più complesse. In più nel basket la componente psicologica è fondamentale, tanto nel leggere la mente dell’avversario che ci si trova davanti (cosa può pensare che io stia per fare, e dunque io farò la cosa che non si aspetta) che nel saper mantenere la freddezza e la lucidità necessaria nei momenti chiave della partita, soprattutto nei secondi finali. Insomma secondo me il basket che, non dimentichiamolo mai, è uno sport che presuppone anche doti atletiche straordinarie, è (era) sicuramente, inteso nel modo giusto, di gran lunga il più bel gioco di squadra che ci sia.

All'interno del sito lei biasima i moderni telecronisti e spera nel ritorno di un basket "per come dovrebbe essere". Qual è la sua ricetta per un basket migliore?
La risposta alla seconda parte della domanda è contenuta in quanto scritto appena sopra. Il basket dovrebbe ritornare un gioco nel quale la componente intellettiva, sia di gioco di squadra che di soluzioni personali, fosse nuovamente ritenuta preponderante rispetto a quella atletica. Cioè meglio un giocatore intelligente e tecnicamente preparato, ma forse atleticamente limitato, che non un bestione che spacca tutto, ma che sulle cose un po’ più complesse non ci arriva. Sia gli istruttori di base che poi anche gli allenatori delle squadre di adulti dovrebbero nuovamente basare la loro filosofia sui concetti sempiterni di gruppo, di gioco di squadra, di armonia e comprensione fra giocatori, giocatori a loro volta lasciati liberi di far sfogare la propria fantasia, sempre però al servizio e mai a detrimento dei successi di squadra. Sui telecronisti moderni: la cosa che più mi dà fastidio è il fatto che urlano come ossessi per tutta la partita, martellando in continuazione i timpani senza un minuto di pausa facendo in realtà una vera e propria radiocronaca raccontando anche cose banali che tutti vedono, trattandosi appunto di televisione, dove le cose si vedono anche e non solo si sentono. In più nei telecronisti moderni è invasa l’abitudine di sciorinare a ogni pie’ sospinto numeri e statistiche di ogni genere delle quali a ogni spettatore medio non potrebbe fregare di meno, mentre lo stesso spettatore vorrebbe modestamente sapere dal telecronista quello che è successo in campo, chi ha fatto canestro, chi gli ha passato la palla, chi ha fatto fallo, quanti falli ha il giocatore a cui è stato fischiato il fallo, insomma cose del genere che ai fenomeni moderni sembrano banali, ma che finché esisterà la televisione, sono l’essenza stessa di una buona telecronaca. Per non parlare della telecronaca in due con il cosiddetto commentatore tecnico che è un mezzo maledettamente difficile da gestire e che non mi sembra venga gestito come dovrebbe.

Concludiamo con un pronostico per i nostri lettori. Secondo lei chi vincerà la Lega Basket Serie A quest'anno?
Non occorre essere Tiresia per “vedere” Milano campione, visti i soldi che ha e i giocatori che può comprare ogni qualvolta si accorge (cioè sempre) di aver sbagliato qualcosa nell’assemblare la squadra (clamoroso è il caso di Batista, preso molto tempo dopo che anche dall’orbita lunare si vedeva che sotto canestro non avevano alcun tipo di peso). Personalmente faccio un tifo sfegatato per Reggio Emilia che ha esattamente la squadra che avrei fatto io se fossi stato il loro DS (straordinario Ale Frosini), ma che ho paura arriverà ai momenti decisivi sulle ginocchia, visto che non ha un roster di grande profondità e anche quello che ha è stato troppo martellato da infortuni e vicissitudini varie. Però, visto che Milano riesce sempre a sorprendere andando in catalessi nei momenti meno attesi, lasciamoci sorprendere (Avellino?, Trento? ancora Sassari?).
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