Rapacioli: "Scarsa tecnica e limiti nella coordinazione? Meglio chiamare un allenatore!"

Venerdì 22 Dicembre 2017, pubblicata da Martina Carella
Immagine Rapacioli:
Dietro le quinte ha il piacere di presentare l'intervista a Claudio Rapacioli, presidente dell'APPORT (associazione italiana preparatori portieri calcio). Abbiamo discusso insieme del lavoro che il mister svolge per l'associazione, dell'importanza del patentino rilasciato dalla FIGC per allenare e infine delle caratteristiche che un portiere e un preparatore devono avere per poter svolgere al meglio la propria attività.

Quando ha iniziato a giocare a calcio, aveva già capito che il suo ruolo preferito sarebbe stato il portiere?
Assolutamente sì, già da quando ero bambino mi affascinava il ruolo del portiere! Ho 50 anni e i miei primi "miti" furono Albertosi, Zoff e Maier. A farmi letteralmente impazzire erano invece i portieri olandesi Jongbloebd, Stuy e Schrijvers soprattutto per come interpretavano il ruolo: erano avanti di 20 anni, così partecipativi che non si limitavano a difendere solamente la porta. Ancora adesso mi emoziono a guardare le immagini dell’Olanda e dell’Ajax degli anni 70 e vedere questi portieri tecnicamente molto rivedibili ma che erano un valore aggiunto sia nella difesa dello spazio che in fase offensiva.

Che lavoro svolge quotidianamente per l'Associazione Italiana Preparatori Portieri di Calcio? 
Mantengo i rapporti con le istituzioni e coordino il lavoro dei consiglieri che si occupano di specifiche aree tematiche. Con il segretario Marco Lerda invece gestiamo tutta la parte burocratico-amministrativa.

Qual è la mission e l'obiettivo principale della vostra associazione?
Far capire l’importanza della nostra figura! Il portiere nell'ambito della squadra è importante e di conseguenza anche chi lo allena lo diventa. Spesso però i portieri vengono affidati alle "cure" di persone scelte tra amicizie o tra chi accetta rimborsi inferiori alla media della categoria, salvo poi lamentarsi che i portieri non rispettano le aspettative. Il nostro ruolo deve possedere competenze ampie e non si può pensare di allenare il portiere astraendolo dall'ambito squadra. Perciò dobbiamo sapere di tattica, tecnica del ruolo, psicologia e preparazione atletica. All'interno di un qualsiasi staff, una figura come la nostra, deve avere un numero di competenze piuttosto amplio. Se poi dovessimo parlare dello specifico caso del settore giovanile il discorso si farebbe ancor più complesso. I tecnici, quando si parla di giovani, devono avere sempre più competenze specifiche al fine di riuscire a creare le giuste basi per i nuovi numeri 1. Troppo spesso arrivano in prima squadra portieri con difficoltà di coordinazione e con evidenti limiti tecnici. A mio avviso, nel settore giovanile si deve cercare di far conoscere al bambino il gioco. Intendo che spesso i "portierini" vengono allenati solo a parare ma non a giocare e a sentirsi parte di una squadra. Il risultato è la mancata conoscenza del gioco nel suo complesso.

Quanto è importante, per le competenze tecniche degli allenatori dei portieri, essere in possesso del patentino specifico rilasciato dalla FIGC?
Penso sia basilare. La Federazione organizza corsi territoriali con contenuti che riguardano soprattutto il settore giovanile, mentre poi il corso centrale che si tiene annualmente a Coverciano, ha contenuti rivolti a chi si appresta ad allenare portieri professionisti. Sono corsi ben strutturati a cui partecipano ottimi istruttori, che formano secondo un protocollo di linee guida stabilito da una commissione di tecnici, coloro che diventeranno successivamente preparatori dei portieri.

Quanto e come è cambiato il ruolo dei preparatori dei portieri, ma anche dei portieri stessi, dopo l'introduzione della regola del retropassaggio del 1992?
Direi che il portiere dal 1992 interpreta uno sport completamente diverso rispetto al passato. Adesso è bellissimo, si gioca sempre, si hanno importanti compiti in fase difensiva e offensiva per tutti i 90 minuti, si è il caso di dirlo: è un giocatore in più! In passato si giocava in 10+1, adesso si gioca veramente in 11! Gli allenatori acquisiscono sempre più specifiche filosofie di gioco, per cui il portiere diventa parte integrante della squadra, fino a diventare un vero e proprio calciatore con i guanti.

Per valutare un portiere al giorno d'oggi, quali caratteristiche prenderebbe in considerazione? Quali invece le caratteristiche più importanti per un preparatore?
Per poter valutare un portiere o un preparatore bisogna prima di tutto comprendere il contesto in cui essi operano. In un ambiente come quello del settore giovanile, penso che la struttura fisica per un portiere sia una componente indispensabile per poter pensare di riuscire a raggiungere alti livelli. Altrettanto importante è essere coordinato nei movimenti, avere una forte personalità e voglia di imparare. Per un portiere di prima squadra, le caratteristiche da prendere in considerazione riguardano l’efficacia nel risolvere le situazioni di difesa della porta o dello spazio, la capacità di partecipare al gioco in entrambe le fasi e l’atteggiamento che ha in campo.
Per il preparatore vale la stessa distinzione: nel settore giovanile deve sapere insegnare, conoscere alla perfezione la tecnica di base e le metodologie per farla apprendere. Deve saper aiutare i giovani numeri 1 a sviluppare esperienze attraverso proposte di allenamento, in grado di aiutarli ad applicare le basi tecniche, nelle diverse situazioni di gioco. La crescita psicologica di un portiere si nota soprattutto dalla gestione equilibrata delle situazioni positive e negative. Il preparatore deve fare in modo che il portiere non si abbatta facilmente, ma neanche che si esalti troppo. Per le prime squadre un preparatore rappresenta un valore aggiunto alla prestazione del portiere: deve prepararlo al meglio per la gara domenicale senza voler stravolgere il suo modo di parare, aiutandolo con piccoli correttivi solo se strettamente necessario. La nostra figura deve studiare gli avversari e ricavare da queste analisi delle proposte da inserire negli allenamenti. In questo modo le esercitazioni possono ricalcare le possibili situazioni pratiche di una partita, aumentando la possibilità di un risultato positivo la domenica. Il segreto è quello di saper lavorare sull'affinamento tecnico, tenendo sempre conto delle possibili situazioni che potrebbero presentarsi in partita.

Nel suo programma di allenamento quanto tempo dedica all'aspetto tecnico?
La tecnica, sia specifica che podalica, non deve essere mai tralasciata. Il tempo varia a seconda della tipologia di portiere con cui mi trovo a lavorare e dalle sue specifiche caratteristiche. A mio avviso, si deve dedicare almeno il 20-30% del tempo specifico a disposizione per l'aspetto tecnico.

Quanto è importante l'aspetto mentale per un portiere?
Penso sia la componente più importante! Un portiere se è “forte di testa” può sopperire a carenze tecniche, di condizione o tattiche. Un portiere deve comprendere che il numero 1 che porta sulla maglia non gli è stato assegnato casualmente. Il numero 1 è il primo, il più importante e come tale deve sentire dentro di se questa forza. Nell'arco della stagione, possono esserci momenti in cui il preparatore dei portieri deve fornire dei rinforzi a questi concetti per poter realmente aiutare il portiere a trovare la serenità.

Cosa consiglierebbe ad un giovane portiere per recuperare la fiducia in se stesso dopo un'errore?
Io scindo gli errori in 2 categorie: quelli tecnici e quelli di scelta. I primi possono essere catalogati come veri errori solo se essi sono ricorrenti anche in allenamento, altrimenti non gli va dato peso. Per quanto riguarda gli errori di scelta, dobbiamo analizzarli con il portiere e valutarli sulla base delle situazioni specifiche. L'utilizzo di contenuti video, può essere di inestimabile aiuto in questo caso. Scindendo in questo modo "gli errori", aiuto il portiere a mantenere il più possibile la giusta fiducia e serenità in se stesso.

Lei ha scritto il libro: "la preparazione stagionale coordinativa, tecnica, tattica e condizionale del portiere". Può dare ai giovani numeri 1 un consiglio per poter raggiungere il successo?
Sicuramente il talento è qualcosa che "madre natura" dà. Affrontare ogni allenamento con la massima attenzione, cercando di seguire le indicazioni del preparatore o del mister, può senza dubbio aiutare. Voler cercare ogni volta di migliorare è l'unico modo per salire di livello. Chi lavora seriamente alla fine viene sempre ripagato!

Ha per caso in mente un nome di un portiere ancora sconosciuto ma che secondo il suo punto di vista è destinato a fare carriera?
Non vorrei fare torto a nessuno citandone alcuni e non altri. Se gli osservatori guardassero con occhio attento in categorie come la B o la C, troverebbero tanti ottimi giovani portieri. Spesso però i mister, costretti in progetti a breve termine, non hanno occasione di far giocare con frequenza quelli più giovani. Se si lasciasse più libertà ai mister, specie nelle serie minori, l'Italia sarebbe ancor di più un contenitore di giovani portieri di talento.

Cosa può significare per un portiere dal punto di vista mentale, riuscire a contribuire alla fase offensiva della propria squadra con un goal o più semplicemente partecipando alla manovra?
Come ho già detto, giocare in porta è bellissimo, si partecipa sempre di più al gioco. Riuscire a dare il via a una manovra che genera una rete esalta maggiormente questa interpretazione del ruolo.

A cura di Lorenzo Cimmino
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