Pensieri Ovali: l'alchimia originale tra rugby e alpinismo

Martedì 11 Ottobre 2016, pubblicata da Martina Carella
ntervista Peniseri Ovali, Intervista Alessandro cana
Roma - Per la rubrica Dietro le quinte siamo lieti d'intervistare Alessandro Canal, autore di Pensieri Ovali. Il blog è la sintesi di due passioni che animano l'autore: l'amore per il rugby e per l'alpinismo. Due discipline che sembrano molto lontane ma che come vedrete presentano alcuni punti in comune. Quindi su Pensieri Ovali, oltre a trovare notizie e opinioni sulle gare di rugby del campionato d'Eccellenza italiano e sulla Pro12 elaborate dall'autore, avrete occasione di leggere numerosi approfondimenti sull'alpinismo. Non dimenticatevi, inoltre, di dare un'occhiata anche alla sezione del blog dedicata alle recensioni di libri. Buona lettura! Superscommesse vi ricorda quali sono i prossimi turni della Serie A
e le giornate della Premier League. Sono a disposizione, per chi non lo sapesse, anche i risultati delle partite di Serie B giocate lo scorso week end.

Buongiorno Alessandro Canal, presenti ai nostri lettori Pensieri Ovali. Cosa possono trovare navigando nel suo blog?

Pensieri Ovali è nato nell’agosto del 2008, all’inizio era una semplice raccolta di sfoghi, esperienze personali, sensazioni. Oggi, a distanza di 8 anni, si è evoluto tanto pur mantenendo sempre la caratteristica di blog personale: scrivo di rugby ma solo del rugby che seguo, scrivo di alpinismo e montagna ma solo delle esperienze che vivo, scrivo di libri ma solo di libri che leggo. Pensieri Ovali non è una testata, non riporto comunicati stampa, mi piace scrivere post che trasudino un po’ di emozione, che abbiano un’anima.
Scrivo principalmente per me stesso ma mi piace condividere le mie sensazioni, mi piace l’idea che nel mio blog qualcuno riviva una partita che non ha potuto seguire o che trovi un qualche spunto per un itinerario alpinistico o per una buona lettura.

Secondo lei esistono dei punti d'incontro tra l'alpinismo e il rugby? Potrebbero essere, in tal senso, la disciplina e le conoscenza dei propri limiti?
Alpinismo e rugby sono per certi aspetti agli antipodi: il rugby è uno degli sport di squadra per eccellenza, in montagna - per come la vivo io - si va per evadere dal quotidiano, per estraniarsi dalla routine, per certi aspetti, si va per isolarsi. Però entrambe le discipline sono regolate da regole ferree che devono essere conosciute sia per raggiungere i propri obiettivi sia per evitare di farsi male; in tal senso è corretto dire che, per entrambe le cose, ci vuole una disciplina fisica e mentale che permetta di prendere coscienza dei propri limiti per raggiungere gli obiettivi.
 
Non crede che nel nostro paese il rugby sia effettivamente sotto i riflettori dei principali media soltanto in occasione di grandi appuntamenti internazionali? Il suo punto di vista a riguardo qual è? Da appassionato le da fastidio questo atteggiamento?
È indubbio che i picchi di attenzione del nostro sport siano in corrispondenza degli eventi casalinghi della nostra nazionale e del Sei Nazioni, ma questo è un problema comune a tutti gli sport che non siano il calcio e l’incipit di ciò è culturale. Nel nostro paese non c’è, o ce n’è poca, cultura sportiva perchè lo sport non è nella scuola ma è affidato alle disponibilità dei genitori, e questo deficit culturale fa si che la programmazione televisiva ne risenta.C’è poi il problema economico: il nostro campionato d’Eccellenza non ha appeal per cui si fanno fatica a trovare sponsor e a calamitare interessi, ma è un problema che ha anche il PRO12, mettiamoci poi il fatto che le nostre squadre non fanno risultati e scopriamo le concause della poca attenzione.
È una situazione che ovviamente mi crea del fastidio però si può fare ben poco se chi di dovere non si pone il problema.

A che punto siamo con lo sviluppo del movimento rugbistico italiano? Nota dei cambiamenti rispetto a qualche anno fa?
Penso che abbiamo dei grossi problemi a far progredire un movimento che nel corso degli anni ha notevolmente ampliato il proprio bacino. Abbiamo mutuato sistemi di altre nazioni ma non siamo riusciti ad adattarli alla nostra situazione, non abbiamo la capacità di fare programmi a lungo termine, non abbiamo gente e soprattutto non formiamo gente adeguatamente, troppo spesso la politica inquina i buoni propositi e il clientelismo viene anteposto alla meritocrazia. E questo è l’alto livello; c’è poi la realtà della base: i numeri dei praticanti, soprattutto bambini, sono cresciuti esponenzialmente ma tante società si sono trovate impreparate a far fronte a questa crescita e si son dovute affidare alla disponibilità di persone che sono encomiabili dal punto di vista dell’impegno, dell’entusiasmo e che bisogna solo ringraziare ma che troppo spesso non hanno le competenze per fare un lavoro completo; e di nuovo torniamo al problema che lo sport non è nella scuola.

Campionato d' Eccellenza italiano o Pro12? Quale segue di più? Simpatizza per qualche squadra?
Beh io sono nato a San Donà di Piave, ho giocato 20 anni in questa società e non posso non avere una simpatia per il Rugby San Donà; seguo quindi con attenzione il campionato d’Eccellenza, mi capita spesso di andare allo stadio o di andare a Mogliano a vedere i match dell’Eccellenza.Ho anche amici che giocano nella Benetton per cui seguo spesso anche il Pro12 e, non appena posso, vado a Monigo.

Che stile di rugby sente più vicino a lei? Il rugby champagne alla francese o il gioco più fisico del rugby britannico?
Mi piace il gioco tutto cuore di paesi come Scozia o Galles, un gioco che comunque, nel corso degli anni, è progredito ed è diventato via via sempre più gradevole. Poi è facile dire che resto sempre affascinato dalla competenza rugbystica neozelandese e, ultimamente, dalle performance della nuova Inghilterra allenata da Eddie Jones.

La storia della palla ovale è ricchissima di leggendari giocatori: chi sono i suoi preferiti? Qual è, invece, la partita che l'ha emozionata di più?
Se devo fare una scelta la faccio di cuore: una partita che mi ha emozionato veramente tanto è stata la vittoria dell’Italia sulla Francia nel 1997 a Grenoble. Le partite della nostra nazionale mi coinvolgono veramente tanto le vivo intensamente, mi dispiaccio e resto amareggiato per le sconfitte e gioisco per le vittorie; quello di Grenoble è stato un trionfo per cui il ricordo è indelebile. Per i giocatori potrei fare una lista infinita di nomi, ne scelgo solo due, uno italiano e uno no: Ivan Francescato perché quella finta, la sua finta, me la sogno anche di notte e Richie McCaw perché è stato il Giocatore di rugby più dominante della storia

Nel suo blog si concede ampio spazio anche ai libri: come scegliete quali testi da recensire?
La scelta è molto facile: scelgo i libri che leggo oppure, ultimamente, alcune recensioni le fa mie moglie, sempre però di libri che ha letto.

In conclusione, come vede la Benetton Treviso e le Zebre in Pro12? Hanno chance di migliorare la classifica dello scorso anno? Nel campionato di Eccellenza italiano, secondo lei, chi ha allestito la squadra migliore?
La Benetton Treviso ha cominciato un nuovo ciclo affidandosi ad un nuovo allenatore, i risultati li vedremo, forse, verso fine stagione. Per quello che riguarda le Zebre hanno tanti ragazzi italiani giovani in rosa, l’auspicio è che abbiano la voglia di migliorarsi e di progredire, solo così si può alzare il livello di una squadra.
Onestamente, è brutto dirlo, ma sarà una stagione difficile anche quest’anno, già dall’inizio ce ne siamo resi conto; dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che le altre nazioni continuano a progredire e quindi per stare al loro passo dobbiamo fare la stessa cosa, se no non chiuderemo mai il gap. In Eccellenza quest’anno mi sembra che il livello si sia un po’ alzato, ci sono tante squadre che possono ambire ad arrivare ai playoff, forse Calvisano e il Petrarca sono quelle che si sono attrezzate meglio, però potrebbe venir fuori un campionato quantomeno avvincente.
 
Intervista a cura di Calogero Rino Infurna
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