Ottocorsie: racconti e storie dalla pista

Sabato 31 Dicembre 2016, pubblicata da Martina Carella
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Roma - Dietro le Quinte ha il piacere di intervistare Gianluca Comandini, coordinatore del sito dedicato all'atletica Ottocorsie. La prospettiva interna al mondo dell'atletica offre una piena ed interessante esperienza sulle dinamiche che caratterizzano questo affascinante sport, che a volte viene ritenuto minore alla stregua delle altre categorie. Spicca l'interesse verso il fattore umano che caratterizza le storie uniche di ogni atleta, sottolineandone i sacrifici ed i successi. Buona lettura!
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Come e quando nasce Ottocorsie?
Ho 45 anni e sono nel mondo dell’atletica da quando ne avevo 13. Nel corso degli anni ho visto questo bellissimo sport perdere sempre più attenzione da parte dei media a mio parere perché, eccezion fatta per poche lodevoli iniziative, non viene fatto un buon lavoro di promozione presso il grande pubblico. Per questo, a marzo 2015, è nato Ottocorsie. La lampadina si è accesa quando mi sono reso conto che il web è ricchissimo di spazi dedicati alla corsa su strada, mentre poca o nulla è l’attenzione per l’attività su pista. Il focus è quasi esclusivamente sugli atleti d’elite e spesso più interessato a sollevare polemiche che a fare informazione. Ho iniziato raccontando l’atletica della mia regione, l’Emilia-Romagna, ma dopo poco mi sono reso conto che il gradimento e il numero di followers aumentavano sempre di più, anche oltre i confini che mi ero prefissato. Per questo ho cominciato a estendere il campo d’azione, sempre mantenendo una certa attenzione per l’attività di base e giovanile, ma trattando anche di eventi nazionali e internazionali.

Come, e da chi, è formato il vostro staff? 
Fino alla fine di questa stagione agonistica ho fatto praticamente tutto da solo, dalla redazione degli articoli alla gestione della parte informatica, alla cura dei social. Da qualche settimana sto lavorando a un progetto per creare una rete di collaboratori diffusa in tutta Italia per fare di Ottocorsie un sito in cui a raccontare l’atletica dal punto di vista di chi la conosce bene perché la pratica tutti i giorni. Ho contattato alcuni tecnici e atleti in diverse regioni e molti hanno già aderito. Sappiamo tutti molto bene, io per primo, che è un’idea ambiziosa e molto impegnativa da realizzare, anche perché è totalmente basata sul volontariato, ma questa è una risorsa che nel mondo dell’atletica leggera non manca: è la passione il motore che spinge la maggior parte delle persone. Quando contatto qualcuno ed espongo i punti chiave del progetto trovo sempre un certo entusiasmo nei miei interlocutori.

Quali fonti prediligete per il reperimento delle notizie? Siete presenti anche sul campo?
Il fatto di essere un allenatore mi porta sui campi di gara praticamente in ogni week end per cui moltissime delle cronache sono di prima mano e per i risultati degli avvenimenti a cui non posso essere presente ricorro a internet o telefono a qualche collega per avere ragguagli. Quello che preferisco scrivere però non sono i commenti alle manifestazioni. Sono convinto che il vero fascino dell’atletica, la sua arma in più per tornare a guadagnare spazio sui media, siano le storie che stanno dietro le prestazioni e in quest’ultimo anno ho avuto la fortuna di poterne raccontare diverse. A Gela non c’è una pista, ciononostante Massimo Bianca ha messo in piedi una società ed ha creato un bel gruppo di atleti di livello nazionale. Li fa allenare per lo più in strada. Francesca Semeraro è una giovane promessa del salto con l’asta. L’impianto di Taranto, la sua città, è in condizioni pietose e suo padre insieme ad alcuni amici ha ricostruito da solo la pedana per permettere a sua figlia di continuare ad allenarsi. Questi sono solo due dei tanti esempi che avrei potuto fare. E’ giusto raccontare le gesta dei campioni, anzi per fortuna ce ne sono, ma credo che queste storie che solo apparentemente sono piccole non vadano dimenticate.

Quale crede che sia la situazione dell'atletica italiana rispetto all'estero? E dello sport in generale?
Purtroppo il nostro paese ha una importante carenza di cultura sportiva. Siamo generalmente un popolo di sedentari per cui lo sport è il calcio, visto in tv. Tutto il resto è sport minore che viene valutato solo in base al raccolto di medaglie olimpiche. Quante volte le cronache recitano: “Tizio si è piazzato solo quinto nella finale iridata”? L’atletica italiana ha attraversato un lungo periodo di crisi di risultati dovuti a varie motivazioni tecniche e organizzative e la mancanza di un personaggio di riferimento che potesse attirare l’attenzione della stampa non ha certo aiutato. Da questo punto di vista la definitiva consacrazione del talento di Gianmarco Tamberi è un toccasana. “Gimbo” è un grandissimo atleta e penso proprio che, senza lo sfortunato infortunio di Montecarlo, avrebbe aggiunto all'oro dei mondiali indoor anche quello delle Olimpiadi. Inoltre, piaccia o meno, è anche uno showman, un personaggio capace di attirare l’attenzione dei media che può fare da apripista per rilanciare tutto il movimento.

Ci sono degli atleti promettenti che secondo lei vedremo a breve ai massimi livelli?
Fortunatamente abbiamo molti giovani talenti su cui puntare e molti di loro si sono già messi in evidenza anche nelle ultime manifestazioni internazionali. Alessia Trost ha 23 anni, Desiree Rossit ne ha uno in meno ed entrambe si sono guadagnate la finale olimpica del salto in alto; la ventenne Ayomide Folorunso è andata vicinissima al podio dei 400 ostacoli agli Europei di Amsterdam e si è piazzata al sesto posto con la staffetta 4X400 a Rio; Filippo Tortu a 18 anni si è preso l’argento dei mondiali Juniores correndo i 100 metri in 10.19, e non parliamo dei tantissimi che hanno già raccolto allori europei e mondiali a livello giovanile. Il materiale umano c’è ed è di ottima qualità, ora bisogna avere la pazienza di aspettare che queste giovani promesse diventino campioni a tutti gli effetti senza pretendere troppo troppo presto.

Quali sono le manifestazioni che apprezza in particolar modo? Che ne pensa del Golden Gala romano?
Da tecnico le mie gare preferite sono i Campionati Italiani giovanili, under 18 e under 16. Sono divertenti per l’atmosfera che si respira in campo. C’è agonismo, certo, ma la ricerca del risultato non è ancora così importante come avviene andando avanti nella carriera e il clima generale è piuttosto giocoso. Da spettatore, a parte quelle che in gergo vengono definite gare di campionato, come le Olimpiadi, Mondiali ed Europei, penso che il Meeting di Zurigo rimanga sempre inarrivabile per fascino e tradizione. Il Golden Gala del 1984 è la gara che mi ha fatto innamorare dell’atletica leggera. Ricordo come fosse successo ieri il duello a colpi di record mondiale fra Bubka e Vigneron nel salto con l’asta. Purtroppo negli ultimi anni la tappa romana della Diamond League ha perso molto del suo appeal e il pubblico sulle tribune latita nonostante gli organizzatori allestiscano dei cast stellari. E’ un grosso problema a cui si dovrà mettere mano al più presto.

Vorrei chiudere con un pronostico che lei ritiene focale nel breve periodo.
La prossima grande manifestazione internazionale saranno i mondiali che si terranno a Londra ad Agosto. Tamberi sta lavorando duro per riprendersi dall'infortunio e ha una gran voglia di rifarsi dopo la delusione per non aver potuto essere in campo a Rio: difficile dire di quale metallo, ma penso proprio che una medaglia potrebbe prendere la strada di Ancona.

Intervista a cura di Andrea Di Ceglie
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