Italiaracing: semaforo verde sul motorsport

Martedì 15 Novembre 2016, pubblicata da Martina Carella
ntervista Massimo Costantini Intervista Italiaracin
Roma - Dietro le Quinte ha il piacere di intervistare Massimo Costa, direttore editoriale di Italiaracing. Il progetto, che nasce dall'idea e dalla passioni di tre giornalisti, offre un'ampia panoramica sul mondo del motorsport, trattando anche delle categorie meno seguite come quelle della Formula 3, del karting passando per altre di particolare fascino come quella della Nascar. Il sito offre ai lettori anche un'edizione digitale, il Magazine di Italiaracing. Nota di merito per la sezione "albo d'oro" che offre un vero e proprio storico dei campioni delle rispettive categorie. Buona lettura!
Vi ricordo che su SuperScommesse potete trovare il calendario della Liga
 , classifica della Liga ed il calendario di Formula 1.

Salve Massimo, grazie per aver accettato l'intervista. Come nasce e si sviluppa Italiaracing?
Italiaracing è nato nel 2003 da una idea mia e dei miei due soci Semeraro e Minghetti. Siamo tutti e tre giornalisti professionisti provenienti dal settimanale di motorsport Rombo, che chiuse nel giugno del 2001. Nel gennaio 2002 abbiamo fondato la società Inpagina, come service per altre realtà editoriali. Vedendo però che in Italia mancava un portale di corse automobilistiche realizzato da professionisti, abbiamo pensato nel 2003 di colmare questo vuoto prendendo spunto da quanto avveniva in Gran Bretagna, dove vi erano già tre ottimi website al riguardo. E così il nostro sito, che spazia dalla F.1 al karting, ha avuto in breve tempo enorme successo.

Come è formato il vostro staff e come vi dividete i ruoli? 
Il sito ruota attorno a noi tre soci; io sono il direttore e mi occupo di raccogliere le notizie di tutte le categorie. Minghetti segue la sezione Rally ed è il grafico dei Magazine digitali che realizziamo. Semeraro si occupa della F.1 e dei Magazine. Dal 2008 infatti, abbiamo lanciato l’idea di realizzare dei veri giornali in versione digitale. Così oltre ad un magazine nostro, Italiaracing, via via abbiamo realizzato vari giornali digitali per organizzatori di campionati. Attualmente ne abbiamo quattro e lavoriamo per i costruttori di monoposto Dallara e Tatuus, per gli organizzatori del campionato TCR International Series e per gli organizzatori della IRC Rally. Abbiamo poi due collaboratori molto validi, Cortesi e Caruccio, che sono con noi da diversi anni oltre a Rubino che si è aggiunto recentemente. Ci sono poi altri ragazzi che ci aiutano nel completare la copertura a 360 gradi delle news provenienti da tutto il mondo.
 
Quale metodo utilizzate per selezionare le notizie?
E’ fondamentale la conoscenza delle persone sul campo. Siamo infatti sempre presenti agli eventi agonistici e quindi le notizie le recuperiamo direttamente dagli addetti ai lavori, piloti, team manager, direttori sportivi. Abbiamo una fitta rete che ci permette di avere ogni giorno almeno 10-20 notizie da inserire sul web riguardanti le più svariate categorie. Poi ci sono i comunicati stampa che ci inviano direttamente le squadre o i piloti.
 
Quali notizie, tra le numerose che trattate, sono più seguite dai lettori?
Indubbiamente quelle riguardanti il Mondiale F.1 e il Mondiale Rally. Ma essendo il nostro un sito di nicchia, c’è molta attenzione anche per le categorie dove sono impegnati i giovani piloti italiani, quindi la GP2, la GP3, la F.3. Ma direi che l’interesse è piuttosto elevato anche per tutte le altre categorie del motorsport, che sono veramente tante.
 
Che ne pensa dello stato del mondo dei motori italiano?
Non è dei più rosei. Ferrari a parte, abbiamo in campo internazionale appena sei piloti tra GP2, GP3, F.3, Formula 3.5, F.Renault. E questo è veramente triste. Basti pensare che soltanto cinque anni fa il numero degli italiani coinvolti in queste categorie era più del doppio e dieci anni fa almeno il triplo. La crisi economica si è abbattuta sul motorsport italiano, i giovani piloti faticano a trovare gli sponsor che sono fondamentali per correre considerando le cifre elevate che servono per competere. E non è un caso che da almeno cinque anni l’Italia non ha piloti in F.1.
 
Come migliorerebbe l'audience e la spettacolarità della Formula1?
Toglierei l’elettronica, tutti i congegni di aiuto come il DRS che facilitano i sorpassi e tutte quelle mescole delle gomme che creano una confusione totale all’appassionato. Tornerei indietro di almeno 15 anni. Ma è impossibile, la tecnologia è l’anima della F.1 e quindi si andrà sempre avanti, alla ricerca del nuovo e dell’ignoto. Se potessi, abbasserei i costi e riporterei la F.1 a livelli più umani. Purtroppo i budget sono schizzati in alto dal 2000 in avanti per colpa dei grandi costruttori che non badano, e badavano, a spese: mi riferisco a Toyota, BMW, Honda, Renault, Mercedes, la stessa Ferrari. Alcuni di quelli citati si sono poi ritirati lasciando le macerie. La Federazione Internazionale non se ne cura e così oggi la F.1 conta appena 22 monoposto, undici team, di cui almeno cinque sono travolti dai debiti. Trattasi delle squadre che non dipendono dalle case automobilistiche, di belle realtà, che con l’aumento dei budget senza controllo, si sono ritrovate in grande difficoltà. Venti anni fa, quando ancora i costi erano “normali”, correvano in F.1 almeno 36 monoposto ed una maggiore possibilità per i piloti di debuttare nel mondiale. L’Italia aveva altre squadre oltre alla Ferrari: ricordo la Minardi, la Scuderia Italia, l’Osella, la Coloni, l’Alfa Romeo, tutte sparite travolte dalle spese folli. Ed è anche per questo che mancano i piloti italiani.

Chiudendo con un pronostico; crede che le Ferrari saranno competitive per il titolo del prossimo anno o rivedremo l'egemonia Mercedes? 
Nel 2017 i nuovi regolamenti costringeranno a una drastica modifica delle monoposto. Sulla carta si ricomincia da zero, ma penso che la superiorità della power unit Mercedes rimarrà intatta. Molto dipenderà quindi dalla bontà dei telai che Ferrari, Red Bull, McLaren e Renault riusciranno a realizzare.

Intervista a cura di Andrea Di Ceglie
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