Fuori dagli Schemi: calcio, basket, tennis e motori senza gossip e luoghi comuni

Martedì 15 Marzo 2016, pubblicata da Martina Carella
Roma - Oggi Dietro le Quinte raddoppia con un'interessantissima a Emanuele Mongiardo e Federico Principi, amministratori del sito Fuori dagli Schemi, con i quali abbiamo chiacchierato del loro ambizioso progetto intrattenendoci con un pò di calcio italiano ed estero. Ma sul loro sito non si parla solo di calcio, presenti anche pertinenti approfondimenti su basket, tennis e motori, un vero e proprio tempio dello sport.

L'intervista è offerta da Superscommesse, nel nostro portale tutti i risultati della Champions League in diretta martedì e mercoledì.

Buongiorno, come e quando nasce l'idea di creare Fuori dagli Schemi? Perché questo nome?

Emanuele Mongiardo: Fuori Dagli Schemi nasce nel dicembre 2013, inizialmente come pagina Facebook. Il progetto deriva dal bisogno di creare un tipo di analisi lontana dallo stile dei canali dell'informazione tradizionale, ponendosi non tanto in antitesi quanto in modo complementare rispetto ad essi. L'obiettivo era di trattare le varie situazioni ed eventi sportivi in modo analitico, critico e con le competenze che derivano dalla passione e l'attenzione verso gli sport. Il nome è solo la diretta conseguenza di tutti questo. In un primo periodo ci siamo adattati alla piattaforma Facebook, per cui ci limitavamo a postare foto inerenti l’argomento trattato con a fianco il nostro punto di vista. Si trattava comunque di disamine condensate in poche righe ed è per questo che abbiamo deciso di aprire il blog. Ovviamente questo formato ci ha permesso di dilungarci ed approfondire, ed è stato uno step fondamentale per la crescita della pagina.

Federico Principi: Sono approdato un po' più tardi di Emanuele, in tempo per assistere e contribuire all'espansione di FdS oltre il calcio. Aprirci ad altri sport ci ha chiaramente permesso di diversificare il nostro pubblico e magari avvicinare intenditori di calcio al tennis, o viceversa, in un continuo interscambio che apre nuovi orizzonti ai nostri lettori. Siamo riusciti a creare un prodotto apprezzato da molta gente e questo ci ha reso molto orgogliosi.

Quanti redattori ci sono nello staff? Avete persone che collaborano sul sito?
Emanuele Mongiardo: Quantificare il numero dei redattori è molto difficile. Abbiamo un blocco fisso integrato da collaboratori occasionali. Grazie a FdS le nostre firme principali hanno avuto anche l'occasione di scrivere su riviste di settore e non, molto avanzate.

Approfondimenti sul calcio, sul basket, sui motori e sugli sport americani, il sito insomma presenta numerosi contenuti, quale pensate sia il punto di forza del vostro portale che apprezzano di più i lettori?
Emanuele Mongiardo: Il punto di forza di FdS è la competenza infusa in qualsiasi tipologia di articolo, che si tratti di calcio, basket, tennis o motori. C’è da aggiungere che non ci limitiamo ad un unico tipo di approccio allo sport. Vi sono sia monografie dei singoli atleti che analisi di eventi sportivi, senza considerare pezzi magari più “leggeri”. Questa molteplicità di interessi e di vedute ha sicuramente ampliato il ventaglio dei nostri fruitori.

Federico Principi: Sottoscrivo ed aggiungo una parolina magica: "qualità". Purtroppo a livello di numeri non sempre i nostri migliori pezzi hanno avuto successo per colpa di una pigrizia insita nel lettore medio. Per fare numeri in molti si orientano su notizie flash, polemiche, banalità o addirittura gossip. FdS non è nulla di questo e ha tentato di aprirsi una strada nel mondo narrativo e giornalistico attraverso la qualità delle analisi e degli approfondimenti.

Spesso si fanno confronti tra la Serie A ed i maggiori campionati stranieri Europei. Il Ranking UEFA, con la classifica attuale, rispecchia realmente i valori che vediamo in campo?
Emanuele Mongiardo: Sì, probabilmente il Ranking UEFA rispecchia fedelmente le gerarchie del calcio europeo. E’ sacrosanta la presenza della Spagna sul gradino più alto del podio così come il secondo posto del movimento tedesco. Per quel che riguarda noi e la nostra corsa sull’Inghilterra, i verdetti in divenire del Ranking sono il frutto di un’evoluzione, perlomeno sul campo, che sta ricucendo il divario tra noi e la Premier. Molti disdegnano questo tipo di valutazione per via della sostanziale equiparazione tra Champions ed Europa League, ma a ben vedere è un espediente per mantenere alto il valore dell’ex Coppa UEFA e, di riflesso, il livello medio dei campionati, essendo una competizione riservata a club di medio-alta classifica.

Federico Principi: Mi rifaccio alle parole di Patrice Evra ("In Inghilterra è più uno show, come due boxeur che lottano e cade il primo che stanco. Se tatticamente non sei bravo, in Italia non puoi giocare. Hai bisogno più di intelligenza che talento") e banalmente riduco la differenza tra Serie A e Premier League ad una mera questione economica. L'imponenza dei diritti televisivi inglesi la conosciamo tutti, e in generale le rose di tutte le squadre inglesi sono qualitativamente mediamente superiori alle nostre. La cavalcata del Leicester dovrebbe però far suonare un bel campanello di allarme alle altre Big (il City si è già attrezzato in questo senso con Guardiola) e insegna che i grandi nomi e l'alta intensità non bastano: è necessaria anche quell'organizzazione di cui noi italiani siamo maestri (chi è l'allenatore del Leicester?).

Qualche giorno fa è uscita l’idea di creare una nuova superlega di calcio in stile NBA dove i club più importanti avrebbero il posto fisso. Le realtà culturali tra basket e calcio, oltre che tra Europa e USA, sono molto diverse. Avrebbe senso una mossa simile secondo voi?
Emanuele Mongiardo: La creazione di una superlega sarebbe pericolosa soprattutto a livello istituzionale: nascerebbe una frattura non solo tra squadre più blasonate e compagini meno gloriose, ma anche tra federazioni stesse. Senza contare che questa elite dovrebbe essere diretta dai proprietari stessi delle squadre e ciò danneggerebbe innanzitutto le nazionali: esistono già adesso problemi relativi alle convocazioni nonostante la presenza di federazioni e dirigenti estranei ai club, figurarsi con i presidenti a capo della federazione stessa. In molti la vedono come un’occasione per dare maggior linfa vitale ai campionati, da cui sarebbero escluse le squadre appartenenti alla superlega. Mi tornano in mente le critiche a Nibali, accusato da molti due anni fa di aver vinto il Tour per via dell’assenza dei suoi principali avversari; conquistare uno scudetto senza la concorrenza di Milan, Inter, Juve e Roma sarebbe certamente una vittoria dimezzata. Senza considerare il problema etico di fondo relativo all’assenza di meritocrazia. L’unico aspetto attraente sembra essere l’introduzione di un salary cap in stile NBA, atto a garantire maggior equilibrio nella competizione.

Federico Principi: Onestamente mi sembra una mossa di politica aristocratica e classista. Il calcio è bello perché meritocratico (non sempre) ed è necessario che le realtà piccole, medie e grandi convivano secondo l'attuale sistema. Tornando al discorso del Leicester, con l'adozione della superlega una simile (possibile) impresa non avrebbe alcun valore.

L’Europa League quest’anno, soprattutto a partire da questa fase, ha mostrato molte squadre d’alto livello, perché in Italia viene spesso snobbata? Anche quest’anno le formazioni italiane, eccetto la Lazio, sono tutte state eliminate appena superata la fase a gironi.
Emanuele Mongiardo: Sembra però che da un paio di stagioni il trend si sia invertito. Anche quest’anno, nonostante le delusioni dei sedicesimi di finale, le italiane non hanno demeritato. Il Napoli ha dominato sia al Madrigal che al San Paolo, dove tra l’altro ha subito un gol balordo. La Fiorentina ha incontrato un avversario forse superiore, probabilmente la squadra meglio organizzata in un campionato caotico come la Premier. A proposito degli Spurs, tra andata e ritorno contro i viola hanno rinunciato a ¾ della difesa titolare, mentre Kane non è mai partito dal primo minuto. Quindi questa “sottovalutazione” dell’Europa League non è solo italiana. Il problema risiede anche nelle situazioni contingenti delle squadre: il Napoli è in piena corsa scudetto, anche involontariamente il primo pensiero è il campionato; la Fiorentina prima del confronto con gli inglesi era terza a due punti di distacco dalla Roma, anche in questo caso probabilmente ha prevalso l’ambizione Champions League, mai così realistica come quest’anno.

Concludiamo con un pronostico, chi riuscirà a spuntarla in Champions League nella sfida tra Bayern e Juventus? I bianconeri hanno qualche chance?
Emanuele Mongiardo: Il Bayern probabilmente è la favorita vera come vincente della Champions League
. Guardiola sta dando sfogo al suo gusto sperimentativo, un sistema talmente oliato da permettere ad un centrocampista agli esordi come Kimmich di ben figurare da centrale difensivo. L’anno scorso solo il Barcellona è riuscito a sorprendere i tedeschi (mi chiedo come sarebbe andata se Lewandowski avesse realizzato quell’occasione quasi a porta vuota nei primi minuti al Camp Nou). Tuttavia era un Bayern in totale emergenza offensiva, senza Robben e Ribery, oltre che Alaba, che aldilà della solita accuratezza tattica non è riuscito ad impensierire i blaugrana. Pep quest’anno si è cautelato con gli acquisti di Douglas Costa e Coman, quindi li reputo allo stesso livello del Barcellona se non più forti. La Juve dal suo canto dopo l’esperienza della passata stagione è totalmente a proprio agio in Europa. Lo dimostrano la fase a gironi, coincidente col periodo più difficile della gestione Allegri e il secondo tempo dell’andata contro il Bayern. Il tecnico toscano è stato bravissimo a cucire l’abito tattico su misura ai propri giocatori. Azzardare un pronostico è difficile: il 2 a 2 è sulla carta favorevole ai bavaresi, ma se la Juve riesce in primis a non subire gol e a mantenere una certa pericolosità nelle transizioni offensive, può giocare un brutto scherzo a Guardiola. Sarà interessante vedere se Allegri imiterà Tuchel e opterà per il 3-5-2 oppure se si affiderà alla tradizionale difesa a 4 in Europa.

Federico Principi: La domanda che mi ha assillato per settimane non è stata "cosa c'è dopo la morte?" ma: Allegri per quale motivo ha schierato il 4-4-2 (solo quattro difensori, teoricamente) contro il Bayern che attacca costantemente con il 3-2-5 o addirittura il 2-3-5? Molti pensavano che semplicemente i centrali difensivi erano finiti (Chiellini e Caceres infortunati) e che l'allenatore livornese non si fidasse di Rugani, schierando solo Barzagli e Bonucci. Ho pensato al 4-4-2 per due motivi: per avere due esterni da ogni lato e tentare di avere superiorità (o parità...) numerica su Robben e Douglas Costa che sono unici al mondo nella capacità di saltare l'uomo, e per avere modo di schierare Cuadrado (determinante per i contropiedi) senza rinunciare contemporaneamente a due terzini indispensabili in copertura. Alla fine anche Lichtsteiner si stringeva saltuariamente al centro piuttosto vicino a Bonucci e Barzagli, quindi anche la teoria di Rugani poco affidabile agli occhi di Allegri non era così infondata. Detto questo, sono curioso di leggere principalmente i nomi dei difensori centrali nella formazione del Bayern: se Guardiola sceglierà ancora Kimmich e Alaba per consolidare il possesso palla in tutte le zone del campo o se i pericolosi contropiedi juventini del secondo tempo dell'andata lo indurranno ad una maggiore prudenza schierando Benatia. Per concludere con i pronostici Champions League, purtroppo do una percentuale di chance alla Juventus inferiore al 50%, ma di sicuro le possibilità di avere un'italiana ai quarti di finale sono più di una.
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