Calcioedintorni.it: "La ricetta giusta per il calcio"

Venerdì 5 Gennaio 2018, pubblicata da Martina Carella
Immagine Calcioedintorni.it:

Dietro le quinte ha il piacere di presentare l'intervista a Gianmaria, Andrea, Riccardo, Tommaso e Roberto rispettivamente "executive chef" "chef soucier", "chef stagionale", "grill chef" e "chef" del blog calcioedintorni.it. Abbiamo parlato con loro della nascita del blog, dell'idea di associare il calcio alla cucina e della rubrica “Che fine ha fatto?”, da cui è uscito fuori un vecchio nome caduto nel dimenticatoio, quello dell'ex Bari Enynnaya. La redazione del blog, dopo aver risposto alle domande personali, ci ha detto la loro sulla squadra che vincerà il campionato. Buona lettura!

Come è cambiato il blog Calcioedintorni.it dalla sua nascita nel 2016?
Il blog Calcioedintorni.it nasce da un gruppo di amici, legati dalla passione per il calcio e soliti condividere le proprie analisi sui campionati italiani ed esteri. Siamo una redazione affiatata, che ripercorre il recente passato calcistico, specie quello dagli anni 2000 a questa parte.
Il nostro obiettivo è proporre ai lettori temi di attualità o del recente passato, quali le storie di calciatori scomparsi dalle cronache, o articoli di approfondimento sul tifo, la Nazionale o la storia dei nomi delle squadre internazionali.
Dalla fondazione, il nostro blog è cambiato grazie alle interazioni con i lettori, che avvengono tramite i nostri canali social, i messaggi e i commenti che arrivano dal sito. Per esempio, abbiamo riscontrato che il nostro blog è visitato sia da esperti di calcio, sia da coloro che vogliono comprendere di più in merito a questo sport. Per questo motivo, da alcuni mesi abbiamo iniziato a pubblicare articoli che spiegano alcuni concetti basilari del calcio per chi vuole approcciarsi a questo sport, quali la spiegazione della regola del fuorigioco, o la definizione di zona Cesarini.
Il feedback dei nostri lettori è sempre apprezzato e serve per migliorare la lettura di tutti coloro che visiteranno il blog nel futuro.

Quando e come nasce l'dea dell'#CalcioGourmet?
L’idea dell’hashtag nasce dal nostro impegno di proporre ai lettori articoli da gustare, partendo dal titolo, muovendosi nel corpo della news fino alle considerazioni finali. L’hashtag #CalcioGourmet è distintivo per il nostro gruppo di lavoro ed ogni articolo che pubblichiamo deve essere per i lettori fonte di intrattenimento o di informazione, per soddisfare curiosità difficili da appagare su altre piattaforme.
Trattiamo argomenti a cuore dei calciofili in maniera cordiale, cercando il paragone con la cucina, in quanto siamo appassionati sia di pallone che di cucina.
A titolo di esempio, la rubrica Brevi Gourmet contempla articoli contenenti una piccola dose di calcio, simili ad una degustazione di tapas in un ristorante spagnolo. Gli articoli di questa rubrica si compongono di un video commentato o di un aneddoto calcistico di rapida lettura, ciascuno paragonabile ad un assaggio di una specialità culinaria. L’articolo rende l’esperienza del lettore gradevole, inducendolo a visitare nuovamente il blog, per trovare nuovi articoli similari in futuro.

Diamo spazio agli amministratori del blog cominciando con la domanda a Gianmaria, il fondatore. Lei si presenta come uno chef che seleziona gli ingredienti più succulenti per i propri clienti, ma qual è il tema calcistico a cui è più legato?
Un valido chef deve saper organizzare il miglior servizio possibile ai propri clienti, che nel caso di un sito web sono gli utenti che leggono gli articoli. La fase di scrittura di un articolo è solo la punta di un iceberg di una ricerca bibliografica e digitale in merito al tema trattato. Ogni membro della redazione si documenta prima di scrivere un articolo e le fonti sono accuratamente esaminate, similmente al lavoro di uno chef che si documenta e sceglie con accuratezza gli ingredienti migliori per i propri piatti.
Il tema calcistico a cui sono più legato è la risalita della Juventus dalla Serie B, culminata con la vittoria della Serie A cinque anni dopo. Questi cinque lunghi anni di mancate vittorie e di tonfi sportivi rappresentano una grande fonte di ispirazione per il nostro blog, poiché durante questo periodo la Juventus ha acquistato giocatori di dubbio talento, che hanno rallentato il ritorno della squadra ai livelli pre-calciopoli.
La ricerca di informazioni sui calciatori bianconeri del tempo è l’argomento che più mi ha coinvolto, fin dall’inizio della vita del blog.

Tommaso e Roberto anche dal punto di vista professionale si evince il vostro impegno nel sociale, secondo voi il calcio può essere uno strumento utile per la collettività?
Il calcio è sicuramente un linguaggio universale, con un pallone e un paio di maglioni per fare le porte è possibile mettere in relazione persone che non si conoscono e che neppure parlano la stessa lingua. Il calcio poi crea relazioni che vanno al di là del terreno di gioco, imparare a rispettarsi sul campo ti permette di rispettare gli altri anche nella vita reale.
Con il mio lavoro ho anche avuto l’occasione di testare con mano la forza sociale del calcio. Io (Tommaso) mi occupo con una cooperativa di accoglienza di richiedenti asilo. Insieme con i miei colleghi e con il CSI abbiamo pensato che offrite semplicemente vitto alloggio a queste persone che accogliamo non fosse abbastanza. Abbiamo quindi creato un progetto che permette ai richiedenti asilo di inserirsi nelle squadre che militano nel campionato CSI della zona dove vivono. Questo ha permesso loro di crearsi nuove amicizie e di sentirsi parte di in comunità più grande. Ma anche ai giocatori italiani di conoscere nuove realtà e nuove situazioni.
La forza aggregativa del calcio è sicuramente un motore sociale che può solo fare del bene alla comunità.
Inoltre, la funzione aggregativa del calcio e dello sport in generale è fondamentale per far accettare all’interno del gruppo i ragazzi stranieri. Io (Roberto) faccio l’allenatore e vado a proporre il mio sport con vari progetti all’interno delle scuole ed è sorprendente vedere che basta un pallone che rimbalza per terra per appianare tutte le distanze linguistiche, culturali ed economiche che possono esserci dentro un gruppo classe.

Andrea nella tua presentazione affermi di collezionare in maniera maniacale maglie di squadre di calcio di tutti i tipi, qual è quella a cui sei più legato? Qual è invece "la squadra minore" che ti regala più emozioni?
Ho iniziato a collezionare maglie da calcio solamente da poco più di tre anni, ma è diventata da subito una vera e propria mania. A tal proposito, per evitare che questo mio unico vizio diventi una droga di cui non possa fare a meno, mi sono imposto dei “paletti”, una sorta di requisiti che le maglie devono rispettare: innanzitutto devono essere divise di squadre di cui ho visitato la città con la mia compagna Chiara (da qui il conseguente pellegrinaggio allo stadio di riferimento); oppure maglie di squadre che hanno raggiunto traguardi a loro modo storici (un ultimo esempio è il raggiungimento della Serie A per la prima volta nella storia del Benevento); infine, devono essere rigorosamente indossate o preparate, assolutamente no store.
Da amante delle storie alla “Davide contro Golia”, la maglia a cui sono più affezionato è del Castel di Sangro, ovviamente della stagione ‘96-’97, quella dell’esordio in Serie B (detiene ancora il record di centro d’Italia ad aver mai partecipato a questa categoria). Una cavalcata avvincente verso la salvezza descritta brillantemente nel libro di Joe McGinnis “Il miracolo del Castel di Sangro”, di cui consiglio vivamente la lettura.
La “squadra minore” che mi emoziona maggiormente, nel senso più ancestrale del termine, è il Monza. Vuoi soprattutto perché è la “squadra della mia città”, ma anche perché tifare il Calcio Monza significa sofferenza, vivere in costante apprensione le sorti della propria squadra, avendo assistito più a fallimenti (sportivi e societari) che a gioie. Vivendo, inoltre, all’ombra del blasone delle due vicine squadre milanesi, seguire il Monza è quasi un’attività di controtendenza rispetto alla massa, con la consapevolezza che un giorno, vicino o lontano, tutto questo verrà ripagato. E sarà bellissimo.

Una domanda diretta per Riccardo; Ci puoi dire il nome di un ex giocatore, caduto nell'oblio, ma che va assolutamente riesumato?
Un giocatore da riesumare dalla terra dei dimenticati, anzi dei gregari dimenticati? Mi tocca tirare fuori la punta da un tridente... Da piccolo avevo tre idoli, in ordine di importanza: Ronaldo (il Fenomeno, ovviamente), Carmine Gautieri e Francesco Palmieri. Scelgo Gautieri. Attualmente è allenatore di discreta fama tra i professionisti, ma l'apice suo fu come gregario di Totti e compagni a Roma. E già qui! Il nome ovvio suona molto napoletano - ed infatti è nato proprio lì. Un napoletano a Roma. Non una cosa comune certo - non mi soffermo oltre su episodi di cronaca - invasione Termini, Ciro Esposito... Mi conquistò il suo piglio da giocatore gomorriano, faccia da scugnizzo verace, il fatto che non giocava quasi mai e che si incazzava sempre. Una volta fu addirittura ammonito dalla panchina - rimasi estasiato davanti alla televisione. Un grande gregario!
Ah e complimenti per la figlia, Carmine!

Dalla sezione "Rubriche" si possono leggere numerose e interessanti news, qual è il vostro cavallo di battaglia?
La rubrica a noi più cara è “Che fine ha fatto?”, ovvero un amarcord brillante su calciatori famosi negli anni 2000, con meriti calcistici più o meno effimeri. Alcuni di essi si sono distinti per trofei e vittorie, ma verso la fine della carriera si sono perse le loro tracce.
Questa rubrica ci contraddistingue da anni e ha persino rafforzato la nostra amicizia, in quanto già da tempo sui social network Andrea e Riccardo erano soliti scrivere articoli e narrazioni su calciatori, che dopo essere arrivati all’apice del successo erano scomparsi. Il caso più eclatante è Hugo Enyinnaya, promessa del Bari di Fascetti (e compagno di squadra del primo Cassano), su cui è stato difficile reperire informazioni!

Qual è la squadra che ha trovato la ricetta perfetta e che pertanto vincerà il campionato?
Per rispondere alla domanda, continuiamo il paragone tra il calcio e cucina. Il campionato è il piatto succulento in cui entrano tanti ingredienti da dosare nelle giuste proporzioni e da aggiungere nei giusti tempi di preparazione, durante tutta la stagione calcistica. La durata del campionato è paragonabile al tempo di preparazione e cottura dei piatti.
La qualità degli ingredienti conta parecchio, così come la scelta di uno chef preparato – ovvero di un valido allenatore– che sappia assemblare gli ingredienti al momento richiesto e nelle dosi raccomandate, per consegnare ai propri tifosi il piatto migliore di tutti all’ultima giornata di campionato.
La ricetta vincente contempla la capacità di amalgamare tutti gli ingredienti di una squadra, dai calciatori alla tattica all’organizzazione e di renderli gustosi per i tifosi a fine del campionato.
Da questo punto di vista i team più interessanti in Serie A sono la Juventus ed il Napoli, che per compattezza e qualità dei giocatori sono le squadre più abituate a lottare per le posizioni più alte del campionato.
Il Napoli ha un organico rodato ed è diretto da un ottimo allenatore-chef come Sarri. La squadra è ben organizzata ed offre un calcio frizzante, tra i più piacevoli da vedere in Europa. L’unica insidia per il successo finale è il dosaggio degli ingredienti, problematico per i partenopei, vista la rosa ristretta e considerato il cammino in Europa League da portare il più avanti possibile.
Dal canto suo, la Juventus ha una dispensa di giocatori ampia ed è abituata a vincere in Italia da parecchi anni. Prova lampante sono i sei scudetti consecutivi conseguiti dalla stagione 2011-2012, nonché le glorie sportive pre-calciopoli di una società nata per vincere in Italia, più che in Europa. Forse qualche elemento dell’attuale rosa bianconera è passato di moda o è meno utile nella squadra del presente, ma quando si hanno ingredienti di alta qualità è davvero difficile sbagliare la ricetta.
Altre papabili alla vittoria finale sono Inter e Roma: due nuove ricette tuttora da testare, complice l’approdo ad inizio stagione dei loro due nuovi allenatori. La squadra milanese ha una combinazione di elementi molto preziosi e tra i migliori del campionato, talvolta godibili soltanto a piccole dosi, mentre la squadra giallorossa ha una serie di ingredienti culinariamente parlando molto interessanti, ma integrabili solo con una lunga preparazione e con la dedizione tipica di uno chef di grande livello come Di Francesco. In conclusione, il Napoli senza una spesa adeguata nel mercato invernale rischia di consegnare a fine stagione un piatto inferiore ad altre concorrenti, mentre la Juventus deve fare attenzione alla qualità dei propri ingredienti, alcuni dei quali potrebbero giungere alla data di scadenza anzitempo o esaurirsi come successo l’anno scorso in occasione della finale di Champions League.
Inter e Roma partono un passo dietro alle due squadre nostre favorite (Napoli e Juventus), ma nel calcio moderno prevedere la vittoria del campionato non è semplice, così come per uno chef prevedere il successo del proprio servizio: l’arrosto nel forno può sempre bruciare!

A cura di Lorenzo Cimmino

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