Calcio Romantico: storie, aneddoti e spunti di riflessione sul calcio che amiamo

Martedì 22 Marzo 2016, pubblicata da Martina Carella
Roma - Oggi la rubrica Dietro le Quinte è in compagnia di Daniele Felicetti e Federico Greco, ideatori del sito Calcio Romantico, progetto che racconta storie ed aneddoti sullo sport preferito dagli italiani senza tralasciare la dimensione biopolitica del fenomeno calcistico a livello nazionale ed internazionale.

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Buongiorno, come nasce il sito Calcio Romantico? Qual è l'idea alla base di questo progetto?
Ciao e grazie per averci contattati. Calcio Romantico nasce in un’estate trascorsa a spedire curricula in maniera compulsiva, quindi senza né soldi né un motivo per andare in vacanza. Per combattere contro noia e frustrazione, certo, ma anche contro la visione (peraltro ragionevole) del calcio come sport seguìto da persone superficiali, traviate dalla qualità dell’informazione (sportiva e non) mainstream italiana e fruitrici acritiche di un qualcosa che sposta un’enorme quantità di soldi e consensi. Perché in quanto fenomeno di massa, il calcio dev’essere necessariamente contestualizzato geograficamente, storicamente ed economicamente. Se in passato è stato strumento di propaganda per dittature di ogni colore, ora è un target pubblicitario capace di orientare gli acquisti e, a livelli più alti, una macchina in grado di influenzare le politiche di interi paesi.

Per questo l’intenzione è, da un lato, stuzzicare gli appetiti degli appassionati come noi, ma dall’altro fornire spunti di riflessione a persone meno avvezze, cercando di porre l’accento sulla dimensione biopolitica del fenomeno.

Ci sono altri redattori nello staff? C’è una vera e propria redazione alle spalle del sito e della pagina?
Attualmente siamo in due a gestire tutto. Per un periodo siamo stati in tre, c’era con noi Victor Gomez, un ragazzo spagnolo che si trovava a Perugia per lavoro, uno dei redattori di Wanderers – el futbol del pueblo.
Ogni tanto ‘ospitiamo’ collaborazioni esterne, peraltro sempre ben gradite, ma il meccanismo è rodato, ci siamo abituati a lavorare insieme, a rileggerci, correggerci, integrarci in maniera fluida e armonica.

Ho notato che diversi calciatori, noti e meno noti da Jeremies a Mozart, si alternano nell'intestazione della pagina,  idealmente chi rappresenta maggiormente il vostro sito e perché?
Non pensiamo ci sia un giocatore che rappresenta maggiormente il nostro progetto. Proprio per questo è nata l’idea di alternare personaggi più o meno conosciuti nell’intestazione, a volte contestuali ad articoli che scriviamo, a volte semplicemente frutto dei nostri discorsi sul calcio che, nonostante l’impegno di Calcio Romantico, non ci siamo stancati di fare. Siamo stati fin da subito d’accordo, in ogni caso, sull’evitare i supercampioni, un po’ perché scelte troppo ‘facili’, un po’ perché tendiamo a preferire i giocatori che agiscono dietro le quinte, ché senza i gregari non si vince. In alcuni casi, confessiamo, è una questione di acconciature irresistibili. E aspettiamo con ansia la palingenesi del mullet.

La pagina con gli speciali è veramente fantastica. Molto bello il racconto sulla nascita della Serie A e sui pionieri del nostro calcio, solitamente quanto tempo ci vuole per raccogliere il materiale e sviluppare una singola puntata?
Innanzitutto grazie per i complimenti. Diciamo che, ovviamente, i tempi variano da articolo ad articolo e molto dipende da quante digressioni extracalcistiche l’argomento possa implicare, oltre che alla reperibilità delle fonti. Può essere un giorno, una settimana o mesi. Dietro gran parte degli scritti c’è anche una vera e propria ricerca bibliografica, ed è sempre uno stimolo per noi, in un certo senso una ‘scusa’ per leggere libri in cui magari normalmente non ci saremmo imbattuti.

Gli Special nascono in qualche misura dopo, quando ci accorgiamo di aver scritto un buon numero di pezzi su un argomento e andiamo a riempire i buchi. Ad esempio, stiamo operando così con il Calcio alle Olimpiadi: quattro anni fa buttammo giù un po' di articoli, ora stiamo riorganizzando il tutto anche in virtù delle conoscenze accumulate in questo lasso di tempo.

Vorremmo poi approfittare di questa intervista per lodare pubblicamente il meraviglioso lavoro svolto da La Stampa con il suo archivio storico, una sterminata fonte che ci fornisce costantemente informazioni fondamentali per essere il più accurati possibile e ci dà anche spunti per nuovi articoli.

C'è una storia, un racconto che ha raccolto maggiormente consensi tra i lettori sul quale hai pensato di poter svolgere in futuro uno speciale? Hai mai pensato di scrivere addirittura un libro con tutto questo materiale?
Alcuni pezzi, nel nostro piccolo, hanno avuto “successo”. Siamo citati in più di qualche pagina di Wikipedia, per gli scritti sulla Coppa Latina e sulla Ternana di Viciani, per esempio, e questo non può che farci piacere.

Un libro, in effetti, è in cantiere, o meglio, la stesura sta per volgere al termine; approfittiamo (di nuovo) di questa intervista per annunciarlo. Sarà un insieme di storie incentrato sulle rappresentazioni del calcio (politiche, econimiche, artistiche, folkloristiche, discriminatorie, ecc.) e uscirà a breve per Urbone Publishing. Non vi sveliamo altro, per ora, ma vi terremo aggiornati.

Passiamo al calcio odierno, il derby tra Juventus e Torino è appena terminato con critiche feroci su alcune sviste arbitrali. Non pensate che in Italia si dia ancora troppo spazio alla moviola? C'è modo di cambiare questo trend che ormai va avanti da numerosi anni dando maggiormente spazio a storie e aneddoti che legano i tifosi alla passione più genuina per il calcio?
Le critiche sulle sviste arbitrali sono una cosa, ci stanno e fanno parte del gioco come le critiche a un portiere perché fa una papera o a un attaccante perché sbaglia in gol. Il lunedì, al bar di cosa vuoi parlare? Però Liguori e Giordano imbavagliati, oltre che la denuncia a Rizzoli da parte di un avvocato napoletano, sono altro. Non è un fatto solo di moviola, c'è proprio un clima mediatico insostenibile intorno al gioco del calcio, che con la passione c'entra poco.
Sinceramente non abbiamo idea di come si possa cambiare questo trend, anche perché né la stampa né gli 'addetti ai lavori' fanno niente per stemperare i toni, anzi. Le storie e gli aneddoti, per quanti bei ricordi possano evocare, non contano più niente quando inizia una partita, ed proprio sul 'qui e ora' che bisognerebbe intervenire. Un passo in avanti potrebbe essere la possibilità da parte degli arbitri di rilasciare interviste dopo le partite, in modo da poter fornire la propria versione dei fatti e perché no, ammettere gli errori o motivare scelte effettuate durante i 90'.
 
Concludiamo l'intervista con una domanda provocatoria: che ne pensate del calcio moderno? Ha perso ormai il suo romanticismo o arriverà sempre un Leicester di Ranieri a riappacificarci con la nostra passione?
I motivi per amare e allo stesso tempo odiare questo sport ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Non siamo assolutamente dei nostalgici integralisti del calcio che fu, anche perché se, da italiani, dobbiamo rimpiangere i mondiali vinti nel 1934 e nel 1938, in quel contesto storico e politico, oppure i “ruggenti” anni ‘80 e '90, quando “i campioni venivano in Italia” grazie a un giro di soldi generato da un sistema che ha scatenato l’odierna crisi, o ancora storie come quella del Parma di Callisto Tanzi, no. Grazie.

Ricordare il calcio del passato è bello perché è un’operazione che ti dà la possibilità di contestualizzarlo, di studiare quello che succedeva intorno, ma i rimpianti lasciano il tempo che trovano. Il fatto è che non c'è stata degenerazione nel calcio in sé, in quanto sport. Cos’è cambiato, in fondo? È più veloce, di sicuro, probabilmente più spettacolare e per certi versi, sul campo, anche più bello, ce lo si conceda. Le favole esistono ancora, al di là del fantastico Leicester di Ranieri. I calciatori viziati e capricciosi ci sono da quando il calcio è una professione, sono solo cambiate le mode, i mezzi di comunicazione e certo il quantitativo di soldi. Ma è il capitalismo, baby.  Il marcio, poi, c’è sempre stato. Blatter è il nemico giurato di ogni amante del calcio, ma non dimentichiamoci che qualche suo predecessore ha operato in maniera uguale se non peggiore, chiudendo più di qualche occhio di fronte a spietate dittature. Di peggiore rispetto a prima c’è di sicuro la stampa sportiva, che a suon di gossip, clickbait, titoloni roboanti, ha abbassato gli standard delle discussioni. E c’è soprattutto la pay-tv, che paga squadre riuscendo a decidere a che ora e in quale frazione del weekend quelle squadre possono giocare, per poi essere pagata dai tifosi delle stesse squadre che in questo modo possono vedere sempre anche gli allenamenti, gli spogliatoi e le interviste alle mogli dei componenti della loro squadra. Ma tutto ciò non è frutto di un percorso economico, sociale e politico oggettivamente sbagliato? O meglio: ha più senso denigrare il calcio moderno o riflettere su come ci si è arrivati? Ai ‘veri’ nostalgici l’ardua sentenza.
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