Calcio Islandese e Faroese: il blog sul football dal clima artico

Lunedì 12 Settembre 2016, pubblicata da Martina Carella
ntervista Giuseppe Emanuele Frisone, Intervista Calcio Islandese e Faroes
Roma - Dietro le Quinte oggi intervista Giuseppe Emanuele Frisone, uno dei redattori del blog Calcio Islandese e Faroese. Volete sapere cosa succede nei campi sparsi per le isole del nord? Volete notizie sempre fresche -o meglio dire ghiacciate- sulla Úrvalsdeild, la massima serie islandese? Allora questa intervista fa proprio al caso vostro, buona lettura! Ricordate che Superscomesse vi offre sempre i giusti pronostici sulla serie cadetta e vi invita, per non perdervi neanche un match,a consultare il calendario di Serie B giornata per giornata.


Buongiorno Giuseppe Emanuele Frisone, cosa vi ha spinto ad aprire un blog sul calcio islandese e faroese?
Il blog inizialmente è nato come un semplice passatempo estivo: agli esordi si occupava soltanto del massimo campionato islandese (Pepsideild), e delle competizioni internazionali riguardanti club e nazionali islandesi. Successivamente, il blog si è aperto anche alla seconda divisione islandese (1. deild) e al campionato faroese (Effodeildin). Pian piano sono aumentati quindi anche gli articoli da scrivere e le squadre da seguire. Adesso vorremmo introdurre un'ulteriore novità, ovvero il calcio femminile: proprio negli scorsi giorni ho scritto un'introduzione alla stagione 2016, che sta vivendo i suoi momenti decisivi. Rispetto agli esordi, ciò che non è mai cambiato è la passione che ci anima. Potremmo dire che, oltre a essere un sito e un punto di riferimento, la nostra è una piccola grande famiglia. Mi sembra giusto ricordare in questa sede anche gli altri ragazzi del blog: Francesco Cositore, che è anche il fondatore, Mattia Giodice e Fabio Quartino, che è recentemente diventato papà (ancora tanti auguri!). Oggi siamo un bel team che si diverte raccontando (e racconta divertendosi) il calcio islandese e faroese dando uno sguardo anche a quello groenlandese per motivi di vicinanza geografica.

L'informazione sportiva italiana ignora totalmente entrambi i campionati: quali fonti utilizzate maggiormente per aggiornare il vostro blog?
La risposta sembrerà banale, ma utilizziamo fonti locali, sia per quanto riguarda i risultati, sia per gli highlights dei match. La lingua non è un problema: personalmente non parlo islandese (ma a questo vorrei rimediare), ma grazie a internet non ci sono difficoltà. E poi ricordiamoci che l'Islanda è un piccolo Paese, teniamo conto che la televisione ha un solo canale nazionale, per cui viene trattato tutto nei dettagli. Tra l'altro voglio sottolineare come in Islanda il calcio maschile e quello femminile abbiano praticamente la stessa importanza, per cui documentarsi anche sul movimento femminile (cosa che, come ho detto prima, stiamo cercando di fare ultimamente) non è complicato come potrebbe sembrare.

Euro 2016 ha consacrato l'Islanda a squadra rivelazione per eccellenza. La nazionale ha mostrato intensità, corsa e  grinta. Ma più di ogni altra cosa ha sorpreso l'ordine tattico che un vecchio maestro di calcio come Lagerbäck ha saputo dare: secondo te si sono creati i giusti presupposti per imporsi di nuovo su quei livelli? Come possiamo interpretare questo exploit in prospettiva futura?  
Per come la vediamo noi, ci auguriamo che Euro 2016 sia stato soltanto l'inizio di una serie di successi calcistici, ovviamente tenendo sempre presente che il bacino della Nazionale islandese è di poco più di 300mila anime. C'è da dire che è difficile fare previsioni anche sul breve periodo, perché il successo di una Nazionale dipende da tanti fattori. Sicuramente, la squadra di Lagerback e Hallgrimsson ha saputo mettere in mostra grande fisicità e un'organizzazione impeccabile. Del resto sono tipici elementi delle squadre nordiche, basti pensare alla Danimarca che vinse l'Europeo svedese del '92 o alla stessa Danimarca che, sei anni dopo, ben si comportò a Francia '98 dando anche filo da torcere al Brasile finalista. Il successo della Nazionale islandese lo si può spiegare grazie alla gestione della stessa, che viene trattata quasi alla stregua di un club. Tutte le Nazionali, anche quelle giovanili, giocano con lo stesso modulo (il 4-4-2), i ragazzi crescono praticamente insieme e sono tutti amici. Inoltre si investe moltissimo nell'insegnamento, e questo si riflette sulla crescita dei giovani calciatori. Attualmente, la Nazionale è formata dallo zoccolo duro dell'Under 21 che si qualificò all'Europeo del 2011. La squadra non superò i gironi, pur battendo la Danimarca, ma la qualificazione fu un grande risultato. In base a questo possiamo guardare al futuro con fiducia, visto che l'attuale Under 21 è perfettamente in corsa per andare agli Europei di Polonia 2017, quindi si può essere ottimisti.

L'Islanda ha avviato negli ultimi quindici anni una programmazione sportiva lungimirante e seria i cui primi frutti sono stati raccolti proprio la scorsa estate in Francia. Credi sia replicabile in qualche modo anche in Italia? Magari puntando a piani regionali di sviluppo (per le ovvie differenze demografiche e geografiche che vi sono tra i due paesi) soprattutto laddove vi è più bisogno e c'è carenza di infrastrutture.
Questo è un discorso un po' delicato, e si potrebbe allargare ad altre sfere della vita, come ad esempio la politica: quante volte ho sentito lamentarsi della burocrazia italiana, invocando un welfare simile a quello danese o svedese! In un certo senso può essere la stessa cosa anche nel calcio, ma attuare un sistema simile a quello islandese su scala nazionale è praticamente impossibile, proprio perché non c'è la possibilità materiale di gestire la squadra azzurra come se fosse un club. A livello regionale (o forse sarebbe più giusto dire locale) invece potremmo parlarne, ma andrebbero fatti investimenti importanti in primis sui tecnici, che in Islanda sono dei veri e propri educatori. C'entra anche, in misura minore, l'aspetto dei genitori: troppo spesso, in Italia, non sono solo i tifosi a distinguersi in negativo, ma anche gli stessi genitori dei bambini, convinti che il loro figlio sia il migliore di tutti e caricandolo di pressioni. Insomma, ci sono anche fattori culturali, di weltanschauung, come direbbero i tedeschi. Qui però entriamo in un discorso più pedagogico che calcistico. Se posso aggiungere una cosa, non credo che siano gli stranieri il problema delle giovanili italiane, ma la mentalità che gravita intorno al nostro calcio. A D'Azeglio è attribuita la famosa frase: "L'Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani", e, parafrasandola un po', penso che l'Italia abbia una grande base a cui attingere, ma debba puntare di più sugli educatori e sul calcio giovanile. Non sarebbe male anche che le squadre di Serie A abbiano più coraggio nel puntare sui giovani, anche se questa reticenza è un trend che la nostra Penisola si trascina da sempre, anche quando la A era davvero il campionato più bello del mondo.

Simpatizzi per qualche club islandese o faroese? Puoi illustrare ai nostri lettori quali sono le squadre più forti e più vincenti di entrambi i campionati ?
Sì, personalmente sono molto affezionato al Breiðablik, che è la squadra più importante di Kópavogur (seconda città islandese per numero di abitanti) e milita nella Pepsideild, la massima divisione islandese. Ha vinto un solo scudetto, ma ultimamente ha sempre gravitato nelle posizioni di testa. In Islanda, le squadre storicamente più forti sono il KR Reykjavík, il Valur e il Fram Reykjavík, anche se quest'ultima squadra (vincitrice di ben 18 titoli nazionali) sta vivendo un momento di grave crisi. Non dimentichiamoci però dell'ÍA Akranes e del FH Hafnarfjörður, che dopo il 2000 si è inserita tra le maggiori potenze del calcio islandese. Ultimamente, tra le squadre più forti dell'isola, si è affacciato anche lo Stjarnan, che peraltro ha affrontato l'Inter pochi anni fa in occasione dei preliminari di Europa League. Per quanto riguarda il calcio faroese, le squadre più vincenti sono l'HB Tórshavn e il KÍ Klaksvík, senza dimenticarci del B36. Negli ultimi anni, tra le squadre più forti dell'arcipelago, c'è anche il Víkingur Gøta, nato dalla fusione tra il GÍ Gøta (vincitore di 6 titoli nazionali) e un'altra società


Il massimo campionato islandese sta vivendo il rush finale: vedi l'Hafnarfjordur ormai avviato alla conquista del titolo o ci sono margini di recupero per le inseguitrici?
Credo che il FH sia lanciato verso il titolo: a cinque gare dalla fine, sette punti sul Breiðablik sono un ottimo margine e non dovrebbero avere problemi a conquistare il massimo alloro. Tuttavia, domenica si gioca proprio FH-Breiðablik, che potrebbe essere l'ultima occasione per i biancoverdi per riaprire il campionato. Vedremo come andrà, ma al momento attuale mi sembra davvero difficile che qualcuno possa strappare il titolo ai bianconeri, anche perché lo stesso Breiðablik ha altri due big match ed entrambi fuori casa, contro Valur e ÍA.

In conclusione, la nostra testata si occupa di scommesse e non possiamo sottrarci dal chiederti un pronostico sulla nostra Serie A. Qualcuno riuscirà, secondo te, ad impensierire la Juventus?
Un pronostico per la serie A in questo momento pare scontato. Non penso che la Juventus abbia rivali, anzi, secondo me il divario tra la Vecchia Signora e le sue dirette inseguitrici si è addirittura amplificato dopo l'ultima sessione di calciomercato. Questo però può significare poco, perché i pronostici sono fatti per essere abbattuti. Magari, se la Juventus riuscirà ad andare in fondo in Champions League (e del resto è proprio questo l'obiettivo dichiarato dalla squadra di Allegri), i bianconeri potrebbero avere delle difficoltà in campionato a causa del doppio impegno, triplo se contiamo la Coppa Italia. Come eventuali rivali della Juventus, comunque, vedo in Napoli e Roma le uniche che potrebbero impensierire i campioni d'Italia in carica.

Intervista a cura di Calogero Rino Infurna

 
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