Lisbona - Dicono che sia il nuovo Josè Mourinho. Domenica sera, André Villas Boas ha reso il paragone tutt’altro che assurdo. Quella sera infatti, alla “tenera” età di 33 anni, il portoghese ha vinto il suo primo campionato. Non è tanto l’aver vinto il trofeo nazionale, ma è il modo in cui l’ha fatto a rendere ancor più gloriosa l’impresa in sé. Il suo Porto infatti si è laureato campione di Portogallo con ben cinque giornate d’anticipo, vincendo per 2-1 sul campo degli odiatissimi rivali, nonché campioni in carica, del Benfica. Se non vi basta aggiungeteci anche gli ultimi 20 minuti di partita in dieci contro undici per l’espulsione del difensore Otamendi.
Impresa simile a quella di Mourinho che poco meno di un anno fa con la sua Inter riuscì a resistere contro il Barcellona al Camp Nou nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Thiago Motta, guadagnando così la finale di Champions. Appena dopo il fischio finale Mourinho si precipitò freneticamente in campo per festeggiare con i suoi giocatori sotto al gruppo di tifosi interisti confinati in un angolo dello stadio. Qualcuno dello staff del Barcellona non fu’ molto felice di quello spettacolo e, in modo non molto sportivo diciamo, accese “a manetta” gli irrigatori del campo per disturbare la festa.
Domenica sera a Lisbona quelli del Benfica hanno usato lo stesso trucchetto per rovinare la festa a Villas Boas e ai suoi giocatori, che euforici per il risultato ottenuto impazzavano in giro per il campo di gioco. In effetti sono andati perfino un passo avanti: in aggiunta agli irrigatori d’acqua infatti hanno pensato di spegnere anche le luci, lasciando i giocatori del Porto a festeggiare al buio. Fa’ un po’ sorridere che tutto questo sia successo proprio all’Estadio da Luz, lo stadio della luce!
In tutta questa storia c’è molto di più di irrigatori e impianti di illuminazione. Vincendo il titolo in casa dei campioni in carica del Benfica, Villas Boas ha dimostrato di avere quell’abilità di far storcere il naso alla gente, vincendo i trofei nel modo più simbolico. Mourinho vinse il suo secondo titolo in Premier League bastonando per 3-0 lo United inseguitore; vinse la Coppa Italia dello scorso anno contro la Roma allo Stadio Olimpico, eliminò agli ottavi il Chelsea espugnando Stanford Bridge e vinse la sua seconda Champions League in casa del Real Madrid, il club che era in procinto di allenare.
Le somiglianze sono evidenti – come Mourinho, Villas Boas è giovane, portoghese, non ha alle spalle alcuna carriera da giocatore di cui poter parlare e si sta facendo un nome proprio nella squadra che ha lanciato lo Special One. E’ a tutti gli effetti un “protetto” di Mourinho, di cui è stato assistente personale prima al Porto, poi al Chelsea e infine all’Inter.
Villas Boas è leggermente meno conflittuale, ma non meno fiducioso nelle sua capacità. Non disdegna per questo talvolta di mettere in cattiva luce i suoi avversari. “Abbiamo dimostrato chi gioca il miglior calcio”, ha detto in conferenza stampa appena dopo che il suo Porto ha conquistato il titolo, aggiungendo: “Questa cosa è stata ignorata costantemente da tutti, così la nostra voglia di dimostrarlo sul campo ci ha aiutato a vincere.” Poi dopo: “Il grosso merito va ai giocatori che dal primo giorno come me credevano in questo”. La menzione dei giocatori è venuta solo alla fine, quasi come se si stesse per dimenticare qualcosa. E questo accomuna ancor di più Villas Boas a Mourinho, ma in maniera meno estrema. Un altro elemento in comune con il tecnico di Setubal sono i continui riferimenti alla giustizia sportiva da parte di Villas Boas in merito alla maxi-squalifica di 17 partite dello scorso anno per l’attaccante del Porto Hulk, in seguito a una rissa dopo il match d’andata con il Benfica. Molti pensano che il Benfica avrebbe vinto ugualmente il titolo 2010 ma la domanda è: cosa c’entra Villas Boas con tutta questa storia visto che l’anno scorso non aveva niente a che fare con il club biancoblù..? La risposta la troviamo nella sua indole “mourinhana” nel favorire quella mentalità da noi-contro-il-mondo spesso utilizzata dallo Special One per rendere il suo gruppo ancora più unito, che si tratti di lamentarsi di arbitri, calendari, atteggiamenti di altri allenatori o quant’altro.
Andrè Villas Boas è un cultore di tattica e un ossessionato dei minimi particolari. Non a caso il suo compito primario quando era assistente di Mou riguardava la compilazione di dettagliatissimi scouting report delle loro prossime squadre avversarie. Dal primo Mourinho ha preso anche il modulo da utilizzare, quel 4-3-3 nel quale ha avuto totale fiducia per tutto il corso di questa vittoriosa stagione. Stagione che non è certo finita qui, dato che c’è ancora un Europa League da giocarsi, perché no, fino in fondo. E vi ricordate chi è stato l’ultimo tecnico a vincere la seconda competizione europea per club con il Porto..? Eh sì, ecco un’altra (possibile futura) analogia.
L’assenza del Porto dalla Champions League probabilmente non ci fa’ capire fino in fondo la reale forza di questa squadra. Tuttavia anche l’Europa League potrebbe essere un buon banco di prova per il giovane mister che, per la cronaca, quest’anno in campionato non ha mai perso. Mai. Chissà che magari possa iniziare per Villas Boas una striscia lunghissima di risultati positivi consecutivi tra le mura amiche. Proprio come quella di Mourinho che è terminata giusto la scorsa settimana, dopo essere iniziata ben nove anni prima guarda caso in quel di Porto.
Tuttavia è molto probabile che questa striscia, se mai debba continuare, proseguirà su altri palcoscenici molto più importanti. Molti club hanno infatti preso atto dei successi di Villas Boas e diversi presidenti in cerca di un nuovo manager quest’estate busseranno alla sua porta.
Sarà per questo improbabile riuscire a vedere il nuovo Special One in Champions League con il suo Porto. Ovunque vada, comunque, aspettiamoci fuoco e fiamme. E questa volta di sicuro non ci sarà irrigatore che tenga.
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